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Charles Bukowski

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 La poesia non prudente vive anche dopo la morte

“Forse il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice.” - è questo che afferma Henry Charles Bukowski Jr, meglio conosciuto come Charlers Bukowski dai suoi lettori, oppure "Hank" dai suoi amici e confidenti, nel racconto "Come farsi pubblicare" inserito nella famosa raccolta di racconti "Musica per organi caldi", uno dei suoi libri più famosi. 

 

Ma Chi era Charlers Bukowski? Beh questo lo potete scoprire se volete su wikipedia o leggendo articoli sul suo conto oppure ancora vedendo su youtube i video che raccontano la sua vita.

Ma la domanda più interessante secondo noi è: "come si diventa Charlers Bukowski"?

Come lui stesso afferma nella poesia "Primo amore", che parla della sua giovinezza, - contenuta nella raccolta "Quando eravamo giovani" - è la letteratura, la poesia che lo hanno salvato. Egli stesso dice degli autori e dei libri che ha letto: << mi offrivano una opportunità e qualche speranza in un posto senza opportunità speranza, sentimento… senza quei libri non sono del tutto sicuro di cosa sarei diventato: delirante; parricida; idiota; buonannulla >>. 

 L’infanzia e l’adolescenza di Bukowski furono per usare un sottile eufemismo, terribili. Il padre lo picchiava per dare sfogo alle proprie frustrazioni, la povertà, la mancanza di lavoro (siamo nel periodo della crisi del ’29) forse una famiglia che non amava e la madre non reagiva succube com’era del marito. Charlers quindi crebbe impotente alle prime avversità della vita e diventò sempre più chiuso ed introverso. Anche fuori ed a scuola non andava proprio tutto bene. Un’acne fortissima che gli devastò il viso, procurandogli enormi cicatrici, gli creò non pochi problemi di relazione con i suoi coetanei. Diventò un bevitore già a tredici anni, nell’alcool trovava quel sollievo da una vita triste e solitaria.

 Ma Charlers era forse un predestinato, un eletto, una di quelle persone che riescono a capovolgere il proprio destino grazie a una forza di volontà incredibile, costanza e una carica di ironia “io Charlers Bukowski, detto gambe d’elefante, il fallito” rabbia “il sogno di un generale, il sogno di un presidente il sogno di un dittatore...non possiamo svegliarci?” e genialità che solo gli innovatori o quelli che non hanno niente da perdere riescono a tirar fuori, «Caro signor Bukowski, lei afferma di aver cominciato a scrivere a 35 anni. Cosa faceva prima di allora? E.R.» risposta di Bukowski: «Caro E.R., non scrivevo.»

 Ci sono romanzi e racconti che narrano le sue avventura di ragazzo di strada, barbone, lavoratore in giro per quell’America desolata, l’America dei poveri e dei senza speranza. Bukowski ne canta lo spirito, ne respira gli odori e la puzza, la vive nel modo più profondo e viscerale possibile, le risse nei bar e nei vicoli, le donne pazze, le puttane, i lavori da manicomio, migliaia di stanzette cadenti con il bagno in fondo al corridoio, perché: “Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.”

Le sue passioni sono la letteratura, la pittura, la musica classica, la poesia, ma anche gli incontri di boxe, gli ippodromi le donne, l’alcool. Bukowski odiava lavorare “scarpe da lavoro e io dentro di loro con tutte le luci spente.”

In Bukowski vive la contraddizione, quella del genio e dell’uomo della strada; duro ma sensibile, onesto ma vendicativo, dolce ma sarcastico, in lui si mischiano rassegnazione e ambizione, narcisismo e desiderio di non essere nessuno. Bukowski rifiuta la prudenza, la compassione la pietà, pensa che: “Le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno.

È impossibile descrivere e raccontare tutte le sue vicende e avventure, ma Charlers Bukowski era uno che non scherzava, era uno che picchiava duro, che non cercava e non dava sconti. Un duro, un ribelle, un romantico d’altri tempi, uno che andava fino in fondo, o vittoria o morte.

E Bukowski ha vinto, diventando uno tra i più grandi poeti di questo secolo, (acclamato come una rock star ai reading in cui leggeva le sue poesie) descrivendo la vita e gli avvenimenti con una potenza, semplicità, schiettezza, onestà e genialità che non hanno paragoni.

Di Bukowski c’è n’è uno e uno solo. Poeta, Scrittore, giornalista, pittore, grande amatore, e non ci allontaniamo molto dalla verità se lo defininiamo anche filosofo.

Una personalità a tutto tondo, un poeta dell’esistenza, un uomo  un ribelle a cui molti dovrebbero guardare per capire il vero significato della parola "libertà".

Dario Pirri  

Consiglio amichevole a molti giovani uomini

Vai in Tibet.
Cavalca un cammello.
Leggi la bibbia.
Tingi le tue scarpe di blu.
Fatti crescere la barba.
Fai il giro del mondo in una canoa di carta.
Abbonati a The Saturday Evening Post.
Mastica soltanto dalla parte sinistra della bocca.
Sposa una donna con una gamba sola e raditi con un
                rasoio a lama.
E incidi il tuo nome sul suo braccio.
 
Lavati i denti con la benzina.
Dormi tutto il giorno e arrampicati sugli alberi la notte.
Fatti monaco e bevi pallettoni e birra.
Tieni la testa sott’acqua e suona il violino.
Fai la danza del ventre davanti a candele rosa.
Ammazza il tuo cane.
Candidati a sindaco.
Vivi in una botte.
Rompiti la testa con un’accetta.
Pianta tulipani nella pioggia.
 
Ma non scrivere poesie.

 

Da, non c’è niente da ridere (madrigali da una camera in affitto).

Per la visione di foto, video e poesie si consiglia il sito: http://www.bukowski.altervista.org