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Reality in Tv: operazione commerciale, fenomeno diseducativo o semplice intrattenimento?

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Capita spesso che a sentir parlare di reality, molta gente si lasci andare a commenti che tutto lascerebbero intendere fuorché positività. Ma perché tutto questo successo allora? I reality sembrano ormai essere la forma perversa di tutti i mali, incitando all’esibizionismo e alla competitività a tutti i costi. Andando avanti negli anni , i reality si sono moltiplicati a dismisura, come ogni legge di mercato che si rispetti. Si è giunti così alla tipica situazione familiare che vede spesso madre padre e figli, incollati a quello schermo che ultimamente sembra essersi trasformato in un ufficio di collocamento per personaggi più o meno famosi, nella speranza di cogliere anche un minimo atteggiamento umano nel vip di turno, spiando dal buco della serratura. Ma nonostante questo, i reality sono davvero da considerarsi come un fenomeno diseducativo? Oppure siamo semplicemente di fronte ad un falso perbenismo, che impone di attaccare a tutti i costi un semplice mezzo di intrattenimento, fatto inevitabilmente di aspetti sia negativi che positivi? Certo è che tali realtà sono comunque da considerarsi, al di là di ogni opinione, un’operazione commerciale a grandi livelli, con guadagni altissimi sia per produttori che per partecipanti. Ed è forse anche questo uno dei motivi per cui la maggior parte della gente storce il naso a sentir parlare di “Grande Fratello”, “Isola dei Famosi”, “Fattoria” e chi più ne ha più ne metta. Molti si chiedono: “E’ forse giusto che un povero operaio, costretto ad uscire da casa dopo le prime luci dell’alba per recarsi sul posto di lavoro, facendo ritorno nella propria casa verso sera, con la stanchezza che gli consente a malapena di cenare con un piatto caldo, guadagni solo 1000 € al mese (quando è fortunato), e che di contro, ragazzi inattivi per la maggior parte del giorno, rinchiusi in un “acquario”(dotato per altro di tutti i comfort possibili) e spiati dalle telecamere 24 ore su 24, guadagnino migliaia e migliaia di euro, sia che ne escano vincitori sia perdenti”? Per qualcuno magari potrebbe ricorrere alla mente il detto popolare “Non si può piacere a tutti”, ma in base alle statistiche e ai dati di fatto, sarebbe meglio dire che in questo caso, sembra  non piacere più a molti, nonostante i dati d’ascolto non lo confermino del tutto . Certo è che resta comunque un grande fenomeno che  fa discutere, portando alla ribalta una quanto meno apparente “reale quotidianità”. Come dire: ”Nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”.

Roberta Tomaselli