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The final destination in 3D

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A partire dal 21 maggio, in tutte nelle sale cinematografiche, il quarto capitolo dell'appassionante serie horror

 

Tanta l'attesa, ma finalmente è arrivato. Gli appassionati della celebre saga di “The Final destination” di certo non se lo faranno scappare. Realizzato interamente in 3D, il sequel costato ben 40 milioni di dollari, dopo averne incassati 66 negli Stati Uniti, arriva in Italia tornando a raccontare delle “rocambolesche morti annunciate”. Fautore della regia, David R. Ellis, che aveva già firmato il secondogenito della saga. Dopo le varie tipologie d’incidenti, aereo nel primo, automobilistico nel secondo, nelle montagne russe nel terzo, arriva il disastro dentro un autodromo per il quarto capitolo del sequel. Il film inizia come al solito, con un gruppo di amici, ma questa volta all’interno di un autodromo.  Improvvisamente uno di essi, comincia ad avere delle visioni riguardanti un incidente che di lì a poco sarebbe accaduto, coinvolgendo tutto il pubblico presente. Non appena si rende conto che la cosa non era solo una visione, bensì  un'imminente realtà, avverte i suoi amici, salvandoli dalla strage, così come anche qualche altro spettatore. Ma dopo un po’, quelle stesse persone scampate alla morte, la rincontrano, questa volta senza potervi sfuggire.

La trama rischia di essere sempre quella, scontata e ripetitiva. Unica novità, l’effetto 3D, reso ancor più emozionante dai continui lanci di oggetti, quali cacciaviti, legni, travi, pezzi d’automobili, schizzi di sangue, budella svolazzanti e teste e corpi che finiscono qua e là durante gli 82 minuti di film. Ben utilizzata, quindi, la nuova moda del 3D, con occhialini da noleggiare annessi. Senza la presenza di questa novità, infatti, il film risulterebbe la solita solfa, ripetuta ormai da anni, risultando comunque visibile anche senza “legalizzare” il “latrocinio” degli 8/10 euro da pagare per vedersi arrivare “sangue virtuale” in faccia.

Concetto ricorrente anche questa volta, è che nessuno può sfuggire al proprio destino, poiché tutto è già scritto e riportato in un preciso disegno di vita. Insomma, il film comincia a perdere un po’ di quella “freschezza” - se così può definirsi un film horror - poiché ormai troppo prevedibile. Sono solo le tipologie di morte a differire, oltre che naturalmente gli attori e le location. Per il resto, non vi resta che armarvi di biglietto, occhialini e popcorn. Se poi voleste portare con voi anche il portafogli (pieno) potrebbe tornarvi senz’altro utile.

Roberta Tomaselli