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"Libero nel nome", un film per ricordare

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Proiettato in anteprima nazionale a Palermo "Libero nel nome", docu-film diretto da Pietro Durante, in ricordo di Libero Grassi, imprenditore tessile ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991.

«Caro estorsore, non mi telefonare più, non pagherò...». Iniziava così la lettera di Libero Grassi che veniva pubblicata proprio vent'anni fa, esattamente il 10 gennaio 1991, sul "Giornale di Sicilia".

Un articolo di denuncia indirizzato al mafioso, quel tale "zio Stefano" che da tempo chiedeva insistentemente il pizzo all'imprenditore siciliano, il quale dopo poco più di 7 mesi pagò con la vita il suo gesto coraggioso, mai azzardato da nessun commerciante prima di allora e più efficace di qualsiasi altra denuncia alle istituzioni, proprio perché divulgato mediante lo strumento da sempre più temuto dalla mafia, la stampa.

Un gesto dirompente che il regista Pietro Durante, ha voluto ricordare attraverso la realizzazione del film-documentario "Libero nel nome", proiettato, in anteprima nazionale, sabato scorso presso la sede di "Addiopizzo Palermo" in via Lincoln.

«Ho cercato di rispecchiare la semplicità di Libero Grassi.- ha spiegato Durante - spero che questo film possa essere trasmesso anche in televisione, così da stimolare un grande dibattito sulla lotta contro la mafia».

Il docu-film, dal titolo più che significativo, descrive i momenti salienti dell'opposizione di Grassi al pizzo, dalla lettera sul "Giornale di Sicilia" alle interviste presso gli studi del programma diretto da Michele Santoro negli anni Novanta, Samarcanda. Cose che ai tempi fecero abbastanza scalpore. Il tutto accompagnato dalle toccanti testimonianze dei familiari dell'imprenditore, i figli Alice e Davide Grassi e la vedova Pina Maisano Grassi, che in prima persona visse la battaglia mediatica del marito contro i suoi estorsori.

All'evento presenti, fra gli altri, Enrico Colajanni, presidente dell'associazione anti-racket "Libero Futuro", alcuni membri del comitato "Addiopizzo Palermo", e Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia.

«Bisogna mantenere una grandissima concretezza e trasparenza nella lotta al racket. – ha sostenuto Lo Bello – i fatti avvenuti vent'anni fa dimostrano l'arretratezza, la vigliaccheria e il silenzio di molte persone, che non si possono perdonare. Oggi la nostra città è cambiata – ha aggiunto - e viene condiviso maggiormente ciò che Libero Grassi sostenne in tempi purtroppo prematuri». «Ci stiamo facendo valere, raccogliendo l'eredità di quest'uomo, imprenditore ed intellettuale, - ha sottolineato Colajanni – che oggi, sarebbe probabilmente divenuto il leader del movimento anti-racket portato avanti dall'associazione».

Tra le aspettative principali, una denuncia collettiva da parte degli imprenditori palermitani, in modo da rendere indelebile il ricordo di quell'uomo "libero" sia di nome che di fatto.

Caterina Dazzo

Fonte foto http://www.adnkronos.com