"Il viaggio", è titolo e leit-motiv della mostra di opere xilografiche di Pietro Ricca, tenutasi dal 26 dicembre al 3 gennaio a Modica presso il Palazzo Grimaldi. Originario della città della Contea, l'autore della mostra è un grafico pubblicitario, lavora a Venezia e da alcuni anni ha deciso di avventurarsi in un nuovo viaggio: disegnare da libero artista.
Nel lavoro pubblicitario il disegno è diverso da quello proprio dell'arte, è condizionato dai tempi e dalle necessità della comunicazione. Nell'arte, invece, il disegno è più libero, aperto a varie interpretazioni. Stazioni, locomotive, viaggiatori, veicoli, costituiscono i nuovi elementi che popolano la mente e guidano la penna di Pietro Ricca. Ma il viaggio è anche quello della memoria rappresentato dalle figure dei parenti defunti.L'autore, illustratore free-lance e docente di Progettazione grafica all'Istituto d'Arte di Venezia, spiega ad Oggimedia quale siano le differenze tra la grafica pubblicitaria e quella artistica e cosa rappresenta nella sua vita questo nuovo cammino.
Perché e in che senso il viaggio è il tema predominante delle sue opere? «Io sono un pubblicitario: nella pubblicità il disegno è molto pulito e regolare perché deve illustrare qualcosa che va in mano alla gente, deve quindi veicolare un'informazione chiara e non ambigua. Lo stile è molto pulito e ordinato, facile da capire. Per cui dovendo passare da una fase molto lunga, quarantennale, di lavoro pubblicitario al lavoro artistico ho dovuto riprogrammarmi, provare a pensare in maniera diversa, anche ad esprimermi in maniera diversa. Ho aperto il cassetto e ho iniziato a disegnare quello che trovavo, foto di locomotive, foto di famiglia.
Avendo in progetto una mostra a Padova un mio collega, che doveva presentarmi, ha notato che nei miei disegni ci fosse una narrazione, una sorta di story-board di un racconto. E in effetti veniva fuori un viaggio: professionale, perché sono passato da una tecnica ad un'altra, un viaggio nei ricordi, perché nei miei quadri sono presenti i miei genitori e i miei nonni, ed anche il viaggio reale compiuto tanti anni fa dalla Sicilia a Padova. Per questo ho deciso di chiamare questa esposizione "Il viaggio". Il viaggio è la vita professionale, personale, intellettuale che ci portiamo avanti ognuno di noi».
Che rapporto esiste tra l'arte e la grafica pubblicitaria. Quando un grafico può definirsi un artista?
«Ciò può avvenire quando il grafico non lavora per la pubblicità o per l'editoria di massa, ma per l'èlite. Ad esempio se io dovessi fare l'illustratore per Franco Maria Ricci o per il "New York", i giornali che sono il top della mondanità intellettuale, allora lì potrei fare delle illustrazioni che rasentano l'opera d'arte, il quadro. Ci sono persone in grado di capire e giustificare quel tipo di disegno. Ma nella quotidianità non è così, se io devo pubblicizzare una macchina che taglia i tronchi o la Fisher che fa cartelli l'artisticità viene meno.
L'arte è una forma di ambiguità, fatta affinché la gente pensi, altrimenti perderebbe di valore. L'immagine nell'arte è aperta, soggettiva, nello spot pubblicitario invece è chiusa. Una costante nei miei quadri è l'inserimento di due figure umane, che servono tecnicamente a dare il senso dalla misura, però rendono allo stesso tempo più artistico il quadro, poiché sono figure ambigue, poco comprensibili dove ognuno può trovare altri significati».
Che consiglio si sente di dare a chi vuole intraprendere la carriera della grafica?
«Io sono nato come artista perché mi sono formato all'istituto d'arte, e poi mi sono riprogrammato per fare il grafico pubblicitario, ho cominciato ad inventarmi immagini, situazioni, slogan. Ma non ho smesso mai di disegnare. Ciò mi ha permesso di trovare sempre nuove soluzioni in pochi tratti ai miei lavori. Utilizzo varie tecniche e tento di recuperare procedure arcaiche di stampa. Nel mio studio ho un tirabozze tipografico e, tra un lavoro di illustrazione e l'altro, mi diverto ad incidere il linoleum o il legno e a stampare , giocando anche sulla causalità dei colori. Sono tecniche che mi permettono di imparare e ad affinare le mia capacità anche con altre tecniche più semplici. Consiglio quindi di non smettere mai di disegnare e di adottare le tecniche arcaiche perché da queste esercitazioni manuali che vengono fuori le idee».
Paola Fidone
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Pietro Ricca, dalla grafica pubblicitaria all’arte













