Sul palco nel frattempo diverse band, iniziavano a riscaldare l'ambiente, tra queste i Rio, che dopo aver cantato alcune canzoni del loro nuovo album, e aver scosso il pubblico hanno lasciato il palco. Il sole intanto si nascondeva, si levava un piacevole venticello, ma le nuvole all'orizzonte non promettevano nulla di buono.
La voglia d'esserci era comunque tanta, come per Paola Restuccia da Catania per lei questo era il decimo concerto tra stadi, palasport e teatri e afferma: «L'emozione che si prova ad un concerto è tanta soprattutto se è l'artista con la quale sei cresciuta, quello le cui canzoni vogliono dire qualcosa per la tua esperienza di vita, perchè ogni canzone è un pezzo della tua vita e ogni volta che la canta è come riviverlo».
Arrivano le 21, e dopo l'acquazzone Luciano Ligabue salta sul palco intonando "Quanto canterai la tua canzone". Si susseguono via via le altre: dalle più recenti "Un colpo all'anima", "Happy Hour", alle più vecchie "Bambolina e il barracuda" , "Marlon Brandon è sempre lui", e "Questa è la mia vita". Una scaletta ricca che soddisfa, che fa cantare, saltare, emozionare tutto il San Filippo.
Ligabue si intrattiene con il suo pubblico e parla del tempo: «Messina durante le due ore di spettacolo ha piovuto un po' in tutta Italia mentre qui non è successo per due motivi: il primo perchè io ho culo, e il secondo è che ho culo perchè ci siete voi, e quando ci siete voi non può piovere. Grazie!».
Ci si avvia alla conclusione con "Buonanotte all'Italia", sullo sfondo di un suggestivo video in cui si susseguono alcuni tra gli uomini e le donne simbolo di questa Italia, e si finisce con "Il meglio deve ancora venire", perchè in un presente in piena crisi bisogna sempre sperare in un domani migliore.
Lo spettacolo finisce, i musicisti ringraziano, luci si riaccendono. Si torna a casa con "in bocca una canzone".
Manuela Scuderi
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Ligabue fa cantare Messina













