Colin è inglese e molti dei film in cui ha lavorato sono di stampo british. Perché questa scelta? «Non cè nessuna posizione ferma è solo dettata dalla vicinanza culturale che, evidentemente, sento più mia». Interpreta storie che sono il frutto di una cultura che li produce. Ciononostante vuole essere un attore attivo e aperto ad ogni esperienza e non vuole isolarsi restando legato ad un cliché. Molto è dipeso dal fatto che nessuno in realtà gli abbia mai chiesto di lavorare per il cinema d’oltremanica. Rimane fedele alla cinematografia britannica, anche se non sa come definirla. Anche il prossimo film è strettamente legato alla storia e alla terra della UK. Giorgio VI è il nuovo ruolo nel prossimo film, The King's Speech, in cui interpreta Albert "Bertie", che dopo l'abdicazione del fratello Edoardo sale sul trono del Regno Unito col nome di Giorgio VI. Il personaggio è timido e sofferente di balbuzie nervosa, non certo d'accettare la prestigiosa carica a cui si sente inadatto. Si farà assistere da un terapista del linguaggio che lo aiuterà a superare i suoi problemi permettendogli, così, di parlare normalmente. Riuscirà, quindi, a presentarsi davanti ad una platea e parlare di fronte a migliaia di persone, guidando con decisione il proprio paese in guerra, durante la seconda guerra mondiale.
Colin Firth non riesce a stare seduto sulla poltrona per troppo tempo. Gambe lunghe che non entrano a dovere nella ristretta seduta. Le domande incalzano, il caldo si fa sentire, e Colin, nervosamente, si strofina la gamba con la mano. Impegnativo questo incontro ma il tempo è finito. L'incontro si conclude, e al pubblico pregno di molti fan, non resta che andarlo a vedere sul grande schermo.
Daniela Scamporrino
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Lezioni di cinema con Colin Firth













