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Referendum in vista: acqua pubblica

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Continua la raccolta di firme contro la privatizzazione dell'acqua.

Sono già molte migliaia le firme raccolte tra i banchetti disseminate in tantissime piazze italiane, e altre ne verranno raccolte fino a fine luglio per arrivare al risultato di più delle 500.000 firme necessarie per proporre un referendum popolare.

Referendum che questa volta tocca uno che è, a dir poco, un diritto fondamentale di ogni essere umano in un paese che si possa definire democratico.
Al grido de " l'Acqua non è una merce" si lancia l'allarme contro la privatizzazione dei servizi idrici in Italia che si può ritrovare all'interno del decreto Ronchi approvato lo scorso novembre dal parlamento.

In questo caso possiamo trovare non solo semplici cittadini ferocemente contrari a questa privatizzazione, ma anche 5 regioni, nel frattempo, hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. In completa controtendenza, per esempio, la giunta regionale Pugliese che ha deciso il ritorno alla gestione pubblica del più grande acquedotto d'Europa grazie ai suoi circa 20.000 Km di rete idrica.

Motivo principe che muove il comitato referendario è, come la maggior parte dell'opinione pubblica, quello che la legge da poco approvata considera l'acqua non più come un bene " privo di rilevanza economica" ma una merce, con la conseguenza che la sua gestione sarà d'ora in poi finalizzata alla produzione di profitti. Questo perché la nuova gestione sarà affidata non più a società a pubbliche o a parziale partecipazione pubblica (sempre con la maggioranza del capitale), ma a società con capitale completamente affidato ai privati, che proprio perché privati agiranno nel loro interesse con un conseguente aumento delle tariffe minime, senza contare gli eventuali interessi malavitosi che da tempo aspettano di poter mettere le mani sui servizi pubblici locali essenziali.

Dice il comitato promotore: « E' noto che, soprattutto in beni come l'acqua a valore aggiunto assai basso, tra proprietà formale del bene e delle infrastrutture e gestione effettiva del servizio vi è una tale asimmetria d'informazioni, al punto da far parlare di proprietà formale e proprietà sostanziale, ovvero il proprietario reale è colui che gestisce il bene ed eroga il servizio. Per chi conquisterà fette di mercato, l'affare è garantito. Trattandosi, infatti, di monopoli naturali, l'esito della legge sarà quello di passare da monopoli-oligopoli pubblici a monopoli-oligopoli privati, assoggettando il servizio non più alle clausole di certezza dei servizi delineati dall'Unione Europea, ma alla copertura dei costi ed al raggiungimento del massimo dei profitti nel minor tempo possibile.

Insomma il decreto Ronchi, al di là della retorica efficientista che lo accompagna, rappresenta un danno per l'ambiente, la salute e non da ultimo per l'occupazione. »

Per chi ne volesse sapere di più e avere una completa panoramica della legge che questo referendum si prefigge di abrogare, con riferimenti precisi e conoscere il testo dei 3 quesiti referendari può farlo andando al sito del comitato promotore http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme, dove si potranno trovare anche le date delle prossime iniziative e le manifestazinoni legate al referendum.

Giuseppe Zappalà

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