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Lavoro: dopo la laurea niente occupazione

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Secondo le statistiche i laureati faticano a trovare offerte d'impiego adeguate alla specializzazione conseguita

Laurearsi ... che soddisfazione. Tanti anni di sacrifici e finalmente il sogno si avvera. Il traguardo che fa sentire intelligenti, che permette di guardare con soddisfazione il viso dei genitori, solcato da lacrime di commozione, che donano la forza di affrontare qualsiasi avversità nella vita. Un turbine di emozioni che spesso però, si limita più ad essere un variopinto "pezzo di carta" da appendere al muro con una bella cornice color legno mogano meritevole di tanto in tanto di qualche sguardo, piuttosto che una corsia preferenziale per il mondo del lavoro.

Questo perché, dopo le bomboniere, gli auguri ed i regali da scartare, passano i giorni, e il lavoro al quale tanto si ambisce tarda ad arrivare e l'umore, inevitabilmente cade giù in picchiata. Le porte in faccia non si contano neanche più, e la meritocrazia va a farsi... "benedire". "Raccomandazione" diventa la parola d'ordine per potersi permettere lo "sfizio" di sopravvivere con dignità. E viene da chiedersi se tutto sia stato un inutile lavoro sprecato.

Dando un'occhiata alle statistiche, le mani viene in automatico di portarle alla testa tra i capelli. Coloro che hanno conseguito una laurea di tipo umanistico, sono per esempio quelli che più difficilmente trovano impiego, ed avranno anche maggiori difficoltà a lavorare in un settore che risponda agli studi conseguiti. Ma non è tutto.

Perché anche le lauree ritenute un tempo le "più sicure", quali per esempio ingegneria, medicina o architettura, hanno subìto un aumento del tasso di disoccupazione dall'8,9 al 15% rispetto al 2007. Tra l'altro, lo stato di sofferenza del nostro "Bel Paese", è confermato dal calo delle richieste di candidati laureati che il mondo del lavoro registra alla banca dati. Nei primi due mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009, la diminuzione delle domande è stata del 31% e ha riguardato tutti i percorsi: meno 37 % nel gruppo Economico - statistico, meno 9%in Ingegneria.

 Diminuiscono le opportunità di lavoro e le buste paga diventano più leggere quando va bene, ed inesistenti quando va male. O come nella stragrande maggioranza dei casi, si percepisce molto meno di quanto effettivamente risulti nella busta paga. E quel che più demoralizza, è che di posti dietro la scrivania ce ne sono, ma quanti di questi sono occupati davvero da laureati meritevoli e non da "idioti-geniali",specializzati in una qualsiasi materia, ma inconcludenti nella pratica? Insomma, la precarietà la fa da padrona, e i giovani, se così resteranno le cose, si troveranno nelle mani una serie infinita di dubbi ed incertezze, per il presente e per il futuro. A loro il nostro in bocca al lupo più grande.

Roberta Tomaselli