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Chiude bottega dopo la causa contro Armani

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Sommerso dai debiti, soccombe alle spese giuridiche dopo 11 anni di controversie.

Si è visto costretto a chiudere il suo timbrificio a causa dei debiti che lo stavano per sommergere, il signor Luca Armani, omonimo del celebre stilista Giorgio, devastato da 11 anni di cause giuridiche contro la famosa casa di moda.  Per meglio capire bisogna fare un passo indietro nel tempo. Siamo infatti alla fine degli anni ‘90 quando l’esimio signor Luca Armani, proprietario di un timbrificio ben avviato nel bergamasco, decide di farsi pubblicità attraverso un sito web, che rinomina www.armani.it. Nulla di male direte voi, se non fosse che la ben più celebre "Armani S.p.A." , accortasi che qualcuno si era “indebitamente” appropriato di un dominio che in teoria gli apparteneva di diritto, si scatena contro il signor Luca, portandolo davanti a fior fior di avvocati e tribunali.

 Ed ecco in men che non si dica, che il “piccolo” Luca si ritrova condannato in primo grado a dover risarcire il ”gigante” e blasonato Giorgio con 13.526 euro più IVA e tributi vari; a dover  pubblicare a proprie spese la sentenza sul Corriere della Sera e su Internet Magazine e a pagare 5.000 euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della sentenza. Alla fine dei conti si arrivò a circa 300 mila euro di risarcimento.

 A nulla valsero lo sciopero della fame per affermare il suo diritto al cognome che portava o la volontà di vendersi un rene per  pagare le vicende giudiziarie, accusando per altro il fatto che pian piano stava perdendo salute, famiglia e  lavoro. Luca Armani, nonostante le difficoltà, decise di ricorrere in appello, facendosi  sostenere  da Franco Zumerle e Luca Giacopuzzi, entrambi avvocati e membri della Naming Authority, produttrice delle regole del sistema dei domini in Italia. Ma neanche loro, nonostante l’alta professionalità che li distingueva, riuscirono nell’intento. Il sito della discordia,  per qualche tempo, venne anche tramutato da www.armani.it a www.timbrificio.com, ma con evidenti scarsissimi risultati.

 E così oggi, non solo non esiste più il sito, ma neppure il timbrificio, surclassato dai debiti maturati nel tempo. In ogni caso, in una vicenda  nella quale verrebbe spontaneo andare a spada tratta a difesa del più debole - ovvero Luca - facendo dell’inutile buonismo, non ci permettiamo di additare un colpevole ma di riportare, solo per dovere di cronaca, i fatti così come sono avvenuti, sperando che 11 anni di lotte giuridiche, non abbiano indebolito del tutto l’istinto alla sopravvivenza del più “piccolo” Armani. Quell’istinto che nei momenti di difficoltà ci fa rialzare con le spalle doloranti, ma più forti e caparbi di prima.

Roberta Tomaselli