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Preti pedofili e informazione

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giornali

Non si può certo dire che sia un periodo facile questo per Benedetto XVI. Non passa giorno, infatti, in cui sui giornali o nei notiziari di tutto il mondo, non si parli di scandali che coinvolgono preti, vescovi o cardinali.Vicende di abusi e violenze, spesso sconvolgenti, vengono raccontate con dovizia di particolari, con riferimenti precisi e ricostruzioni cronologiche accurate.

 Vengono descritte le vittime, elencati i reati, gli autori, le coperture e le connivenze.La stampa statunitense, notoriamente efficace ed attiva nella lotta alla corruzione politica,  economica, ma anche morale, è sicuramente in prima linea, in questo momento,  in particolare l'autorevole " Washington Post "  si sta distinguendo per  veemenza,  meticolosità, assiduità di articoli sull'argomento. Quotidianamente è possibile leggere, su questo giornale, di preti pedofili, di vescovi compiacenti, di coperture o insabbiamenti delle alte sfere della chiesa cattolica.

Sono fatti devastanti, che toccano la coscienza di ognuno di noi, che provocano rabbia e dolore, pietà per le vittime, di tenera età, spesso con problemi fisici e psichici, e ribrezzo per gli autori di tali nefandezze, che  vestono abiti talari. Ci teniamo a dire, immediatamente ed inequivocabilmente, che auspichiamo per coloro che si macchiano o si sono macchiati di tali crimini, condanne severe ed adeguate ai reati commessi, senza sconti o privilegi.

Ci teniamo a sottolinearlo per sgombrare immediatamente il campo da ogni equivoco o malinteso; non ci piacciono i pedofili e men che meno i preti pedofili. La pedofilia è una offesa alla integrità del minore che la subisce; nel caso dei preti pedofili, è un peccato che colpisce le vittime ma offende e ferisce anche la chiesa tutta. Da cristiani siamo particolarmente colpiti da queste vicende.

Ciò detto non possiamo sottacere una singolarità. Dicevamo che il " Washington  Post  " quasi quotidianamente si occupa di queste vicende, e questo  è assolutamente normale, quello che ci sembra un po’ meno normale è la costante, tenace, pignola quasi, ricerca di prove che dimostrino la responsabilità diretta  o indiretta del papa.

Ma perché la " libera" stampa del paese più democratico del mondo dovrebbe deliberatamente ed ingiustificatamente attaccare il pontefice? Che interesse avrebbe, oltre alla ricerca della verità, ad  attaccarne l'autorità morale, demolirne la credibilità? Non avendo prove certe, possiamo solo esporre qualche sospetto, sottoporvi qualche riflessione.

Le società occidentali, e quella statunitense ne è il più fulgido esempio, sono quasi totalmente controllate dalle lobby ( ci scusiamo per il termine inglese ma non conosciamo un vocabolo italiano che abbia un significato egualmente corrispondente ), che influiscono, determinano, condizionano. Anche i potentissimi presidenti americani si sono più volte dovuti piegare al potere delle lobby. Bill Clinton ( e citiamo solo un esempio  )  ha dovuto rinunciare al progetto di promulgare una legge che limitasse il numero delle armi in circolazione, perché osteggiato dai produttori delle stesse che vedevano minacciati i loro enormi guadagni.

Tornando al nostro " sospetto ": per quali interessi può essere una minaccia il papa che parla di rispetto della vita, dice no alla sperimentazione sugli embrioni e sulle cellule staminali, dice no ai  farmaci per il controllo delle nascite, si oppone fieramente ad ogni forma di eutanasia. In fondo  non ci sono interessi economici nell'industria farmaceutica, nella sanità, nella ricerca scientifica. Sono frutto del lavoro di opere pie, che non entrano nei consigli di amministrazione dei giornali.

Qualche anno fa sulla stampa americana ha avuto notevole rilievo, il risultato di uno studio che dimostrava che il fumo di sigaretta non fa male. La ricerca  condotta da un gruppo di scienziati di provata fama, metteva in luce i vantaggi che derivavano dal consumo di nicotina. La notizia ebbe grande risalto, fu omesso solo il piccolo particolare che a commissionare la ricerca era stata la più famosa multinazionale del tabacco.

Agli attacchi al papa provenienti da oltre oceano si aggiungano poi quelli della stampa italiana  ed europea che, non ricordando che  proprio Benedetto XVI  ha affrontato con  vigore la questione, nella " Lettera ai cattolici di Irlanda ", dove invitava  i colpevoli a risponderne  davanti a Dio Onnipotente oltre che davanti agli uomini. Non ricorda, o forse sarebbe meglio dire non vuole ricordare, certa stampa, che già durante la Via Crucis di cinque anni fa il cardinale Ratzinger non ancora papa disse chiaramente che " c'è la sporcizia nella chiesa " e lo ha più volte ripetuto, sempre con grande vigore e fermezza.

Confondere il rispetto per le vittime e  la riservatezza a parlare della loro storia col silenzio connivente, o la prudenza verso i colpevoli, veri o presunti che siano, per volontà di insabbiare, ci sembra  errato se non addirittura disonesto. La pietà per la vittima non esclude quella per il colpevole, come sa bene ogni buon cristiano.

E' facile lodare il Papa quando si schiera contro la guerra in Iraq, e poi valutare come indebita intromissione quando esprime la contrarietà della chiesa verso l'aborto, l'eutanasia o la pillola.

Giuseppe Rubino