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Giustizia è fatta?

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Può capitare, seguendo i notiziari o leggendo i giornali, di non capire bene una vicenda accaduta o il relativo commento. Proviamo a raccontare, per cercare di  capire insieme, due notizie di cronaca  giudiziaria apparentemente molto distanti, unite però, dal sottile filo di una giustizia non sempre comprensibile dal cittadino.

La prima: l'ennesima condanna, a più di tre anni stavolta,  per il fotografo, assurto agli onori  della cronaca ( rosa  e nera ) per i ricatti a personaggi  famosi. L' altra: l'ammenda di 230 euro comminata ad un pirata della strada per aver causato la morte di un giovane.

Premesso  che non vogliamo minimamente entrare, non avendone  titolo, nel merito tecnico-giuridico,  ma limitarci a considerazioni di puro buon senso da uomo della strada, non avvezzo alle aule dei tribunali e ignorante delle tortuose vie percorse da leggi, norme, codici e applicazioni delle stesse. Vogliamo per altro dire di essere sicuri che in entrambi i casi sia stata applicata correttamente la legge, da parte di chi è stato chiamato a decidere.

Ma ciò premesso  la perplessità si fa più forte, i dubbi aumentano: se in entrambi i casi la legge è stata interamente e correttamente applicata vuol dire che causare la morte di un uomo,  sia molto meno grave dell' estorcergli denaro.

Cioè se io mi mettessi alla guida, ubriaco o sotto l' effetto di droghe, o anche se sobrio  guidassi con imprudenza e senza rispettare il codice della strada, e per questo causassi la morte di un giovane, verrei condannato ad una sanzione pecuniaria di importo simile a quella comminata per una sosta vietata?

Mentre invece se, fotografato un famoso calciatore durante una scappatella extraconiugale, mi facessi pagare una cifra consistente per non vendere ai giornali  le foto che provano il tradimento, andrei in galera per 40 mesi?

Vogliamo immediatamente precisare di non provare particolare simpatia per il fotografo in questione, onnipresente in trasmissioni  televisive varie, sui giornali di gossip e non, intervistato e interpellato non solo per le sue vicende personali ma anche per gli argomenti più vari, non ci piacciono i suoi modi arroganti e la sua filosofia di vita basata sul denaro, non ci piace occuparcene e parlarne, ma non ci piace soprattutto l' idea che tanti giovani lo stiano a sentire o peggio lo ammirino e lo assurgano a modello. Ma una discutibile moralità se può aiutare a capire e valutare una persona non dovrebbe, di per se, costituire reato.

Ci dispiace molto avere il dubbio che abbia ragione a sentirsi perseguitato, a dire che le sentenze che lo riguardano siano frutto dell' immagine che si ha di lui. 

Per contro come si fa a spiegare ad un genitore che chi ha causato la morte del figlio è condannato ( si fa per dire ) ad una multa di 230 euro, e che questa condanna è rispettosa della legge. Certo un omicidio colposo è cosa ben diversa da un omicidio volontario. Non c'è in un guidatore imprudente la volontà di uccidere, e comunque si tratta di una disgrazia, ma sono sicuro che per i genitori del giovane morto sarebbe stata più accettabile una piena assoluzione dell'investitore,  così la vita del proprio figlio non sarebbe stata valutata 230 euro.

Giuseppe Rubino