La Rai chiede un sacrificio alle imprese durante un periodo di grande crisi e, per le vigenti disposizioni normative (Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo 458/1944), batte cassa attraverso la richiesta di un "canone speciale" che ammonta dalle 200 ai 6.000 Euro per le aziende e gli studi professionali provvisti anche di un solo computer o citofoni per ricezione di trasmissioni radio visive.
Rete Impresa Italia stima 980 milioni di euro l’impatto economico della richiesta.
Eppure, sono proprio le imprese che dovrebbero essere il motore della ripresa, l’inizio per tutti dopo gli interventi statali atti a stimolarla.
Questo è sicuramente un momento delicato per l’economia e i dati che certificano la recessione si rincorrono giorno per giorno, con gli evidenti segnali degli operatori finanziari che mostrano grande difficoltà nel trovare denaro per risparmiarlo così come per investirlo.
Per quanto concerne l’investimento, infatti, si ha una diminuzione sugli impieghi in capitale fisso, ossia quello destinato alla produzione, ai prestiti e finanziamenti.
Sembra opportuno parlare di "asfissia" quando si rivolge lo sguardo alle tassazioni, giacchè l’impresa nostrana naviga in cattive acque e si manifesta come un'entità da cui attingere risorse e da cui pretendere sempre di più per risanare i bilanci pubblici.
Viene da pensare, se colui che impone una nuova tassa non abbia davanti un prospetto delle imposte dirette e indirette che gravano sulle imprese e soprattutto se ha sotto gli occhi gli ultimi dati ISTAT piuttosto che tassare alla cieca.
Fonte Foto:dreamstime.com
http://freethumbs.dreamstime.com/186/big/free_1869706.jpg
Fonte notizia:
Alessio Tricani
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Rai: il canone speciale per le aziende













