Il protocollo firmato dai paesi UE contro la contraffazione e il rischio censura
Pochi giorni fa 22 dei 27 paesi dell’Unione Europea hanno firmato a Tokio il trattato ACTA contro la contraffazione, sostanzialmente un accordo commerciale tra i paesi UE ed extra UE riguardo al contrasto all’importazione e al commercio di beni contraffatti, ma soprattuto un accordo che vincola i paesi sottoscriventi ad adottare soluzioni legislative particolarmente restrittive riguardo alla protezione delle IP’s (proprietà intellettuali), un nuovo tentativo di tutelare i detentori dei diritti d’autore costantemente violati dal web.
Un accordo che ha subito suscitato forti opposizioni fra i cittadini che si stanno già mobilitando in massa per quando l'Europarlamento dovrà ratificare l'accordo o rigettarlo, entro giugno. Per comprendere realmente quanto sia accesa la discussione anche all’interno delle istituzioni europee, basti pensare che nel frattempo il relatore Ue del trattato per il commercio internazionale, Kader Arif, si è dimesso denunciando l'accordo come una pagliacciata.
La rete, naturalmente, si sta già mettendo in moto, gli appelli per chiedere l’abrogazione di questo accordo si moltiplicano di giorno in giorno.
Ma quali sono i contenuti di questo accordo particolarmente pericolosi per la comunità del web?
Si legge che l'accordo non riguarda solo la contraffazione, con la sia pur legittima lotta alla pirateria alimentare, dei farmaci, di film e musica, ma chiama in causa come corresponsabile del reato chiunque possa conoscere o fornire informazioni sui sospetti responsabili di tali reati, ad esempio gli Internet service providers (ISP) e gli intermediari di servizi Internet (come Google, Yahoo! o Wikipedia), ai quali assegna il ruolo di sceriffi nell'accertamento di queste violazioni.
In questo modo i compiti di polizia, sorveglianza, raccolta di prove e le relative sanzioni, possono essere affidati a soggetti privati in modo da bypassare l'autorità giudiziaria e il diritto al giusto processo di ogni cittadino. Il trattato, inoltre, consente ai detentori di diritti di ottenere dati privati sugli utenti dai fornitori di servizi Internet senza la decisione di un giudice, con la possibilità di applicare sanzioni civili nel caso in cui gli intermediari non siano favorevoli a collaborare.
Quello che continuano a ripetere molti analisti che hanno studiato a fondo le possibili implicazioni legislative dell’ACTA è che l’accordo cosi come è stato concepito, sembra porre i diritti di proprietà intellettuale a un livello superiore rispetto ad altri, come la libertà d'espressione, d'opinione e alla privacy, diritti universalmente riconosciuti dalla comunità internazionale. In un rapporto ONU, infatti, si dice esplicitamente che non si possono filtrare, censurare e disconnettere dalla rete i presunti sospetti di violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Inoltre, la pura repressione, non fa altro che colpire anche quelle attività lecite, come la condivisione senza scopo di lucro di materiale non coperto da copyright.
Se il Parlamento Europeo ratificherà questo accordo l’Italia sarà obbligata a rispettarlo, anche se il Parlamento Italiano non è mai stato messo a parte del reale contenuto né ha potuto analizzare l'impatto che questo accordo avrà sul nostro sistema giuridico-legale. Sono in molti già a credere che questo tipo di legislazione “dall’alto” produrrà solo effetti negativi per lo sviluppo e per la libertà del web.
Fonte foto:http://www.tecnocino.it/articolo/ue-firma-il-trattato-acta-e-viene-attaccata-dagli-anonymous/36561/
http://static.nanopress.it/628X0/www/tecnocino/it/img/acta-trattato.jpg
Fonte notizia:http://www.stopacta.info/
Giuseppe Zappalà
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ACTA, minaccia alla libertà del web?













