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“Cervelli in fuga”, un fenomeno sempre di più in diffusione

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Andare, restare. Tanti giovani italiani si trovano di fronte a questa scelta.

Alcuni preferiscono rimanere qui, accettando le magre offerte del mercato del lavoro italiano, come per esempio nei call center, con una paga che non copre neanche i costi per gli spostamenti; c'è chi si impegna per cambiare la situazione, con stage, apprendistato, sognando un futuro prospero.

Altri partono. Infatti, tanti ragazzi, dopo la laurea decidono di lasciare la propria terra per trasferirsi all'estero, il cosiddetto fenomeno della "cervelli in fuga".

Il fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile, è un dato sempre più preoccupante, che sembra non migliorare nonostante gli inutili sforzi governativi.

L'Italia si conferma fanalino di coda dell'Unione Europea quando si tratta di occupazione giovanile.

Da una ricerca della Confartigianat, emergono dati preoccupanti che mettono l'Italia come fanalino di coda rispetto all'Europao. Sono 1.138.000 gli under 35 senza lavoro, con un tasso di disoccupazione che tocca il 29,6% tra gli under 24

Da questi dati emerge anche una forte distanza tra Nord e Sud. È la Sicilia a detenere il triste primato, con un tasso di disoccupazione under 35 pari al 28,1%, seguono la Campania con il 27,6%, la Basilicata con il 26,7%, la Sardegna col 25,2%, la Calabria col 23,4% e la Puglia col 23%.

Al Nord, invece, le cifre sono meno preoccupanti: le condizioni migliori per l'occupazione giovanile si hanno in Trentino Alto Adige con un tasso contenuto al 5,7%. Segue la Valle d'Aosta con il 7,8%, il Friuli Venezia Giulia con il 9,2%, la Lombardia con il 9,3% e il Veneto con il 9,9%.

Dati che però non tengono in considerazione di quella fetta di popolazione che lavora in nero, prevalente nel Mezzogiorno che nel Settentrione. Anche fra gli adulti il tasso di disoccupazione è cresciuto rispetto agli altri anni.

Secondo l'indagine, la quota di disoccupati tra i 25 e i 54 anni arriva al 23,2%, contro un 15,2% della media europea, e tra il 2008 e il 2011 essa è aumentata dell' 1,4% mentre in Europa è diminuita dello 0,2%.

Uno dei modi per entrare nel mondo del lavoro, inoltre, è l'apprendistato, nel quale l'apprendista accetta condizioni contrattuali peggiori, ad esempio nella retribuzione, in cambio di una formazione specializzata in grado di garantirgli una crescita professionale.

Secondo i dati dell'associazione, gli apprendisti in Italia sono 592.029. In particolare è quello dell'artigianato il settore che adopera maggiormente questo tipo di contratto: 12,5% delle assunzioni contro il 7,2% delle aziende non artigiane.

Tale indagine mette in luce le grandi difficoltà di una nazione ormai alla deriva, incapace di pensare al proprio futuro con conseguente invecchiamento del paese.

La situazione è in accettabile, dovremmo lavorare tutti per invertire la tendenza.

È indispensabile far tornare ai giovani la voglia di sperare, di credere in un Italia che ancora ha molto da dire nel panorama europeo.

Fonte Notizia:www.walkonjob.it

Fonte Foto:blog.bacheca.it

http://blog.bakeca.it/wp-content/themes/puremagazine/cache/2011/11/fuga_cervelli2.jpg

Lorena Motta