«Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera, quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.» Giuseppe Fava "Lo spirito di un giornale" (1981). La stampa, non solo rispecchia la realtà ma, in un certo senso, la crea nel momento stesso in cui entra nella conoscenza comune. L'informazione, attraverso la stampa, seppure alle volte viene accusata di condizionamenti e manipolazioni, presenta un elevato indice di criticità e completezza.
Consente al lettore di mettere in moto le migliori capacità valutative, critiche, di giudizio e di osservazione, essendo capace di entrare nella vita di ogni individuo permettendo, senza interferire con il suo pensiero, di creare un pensiero personale sull'accaduto.
La criminalità organizzata è, senza ombra di dubbio, un fenomeno sociale estremamente complesso che non si presta a valutazioni sommarie o superficiali e, per tale ragione, deve essere analizzato.
La mafia, la ndrangheta e la camorra, si sono sempre di più relazionate con la società civile attraverso intimidazioni, minacce ed ostili silenzi. Anche nel contesto politico, svolge un ruolo particolare di mediazione, perchè il “capomafia” è quasi sempre un grande elettore locale ed è in grado di orientare le scelte politiche della gente.
La convinzione di fondo è che i giornali sono degli strumenti determinanti per realizzare una corretta consapevolezza della mafia ma, spesso, la libertà di stampa ed il diritto di essere informati si scontrano con il reato di diffamazione cioè il diritto di ogni cittadino di essere tutelato.
La diffamazione si trasforma in uno strumento d’intimidazione, utilizzato dalla criminalità con lo scopo di impedire la circolazione di notizie. L’impatto che le richieste di risarcimento e le querele hanno sui bilanci degli organi di stampa e, ancor peggio, la pressione psicologica che le stesse esercitano sui giornalisti è tale da porre un serio freno alla libertà di stampa.
Su questo tema, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, una rete che si impegna nella lotta alla mafia, afferma: «Cultura e mafia sono incompatibili: le mafie ingrassano con l'indifferenza, l'egoismo e la disinformazione. Con il bavaglio all'informazione, nonostante siano state fatte alcune modifiche, si fa un favore alla criminalità e alle mafie.»
Fonte Foto:it.paperblog.com
http://m2.paperblog.com/i/37/374067/fenomenologia-criminale-il-rapporto-con-leta-L-_TPmpS.jpeg
Lorena Motta
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Rapporto Stampa-Criminalità: Un problema ancora aperto













