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Crisi di Natale

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Concluso, anche per quest’anno, il ciclo delle festività natalizie si può tracciare una sinòssi sull’andamento dei consumi che sono stati così tanto scoraggiati dalla tempestosa crisi finanziaria che ha coinvolto gran parte delle potenze occidentali, tra cui l’Italia.

 

Il calo dei consumi era una previsione scontata ma potremmo dire che, ancora una volta, la realtà ha superato l’immaginazione poiché, a conti fatti, i dati ufficiali risultano più negativi delle già amare aspettative.

Ma vediamo di analizzare i dati forniti dalle più note associazioni di consumatori e venditori, battendo il sentiero di quest’amaro excursus per respirare la densa atmosfera palustre del clima recessivo.

In un comunicato del 26 dicembre 2011, il CODACONS fa il punto sulle spese delle famiglie relative alle festività dando alcuni semplici ma eloquenti dati:

  • in calo i consumi di regali, addobbi e viaggi;
  • la contrazione maggiore si è verificata nel settore dell’abbigliamento e calzature con un -30%;
  • reggono ancora i consumi alimentari;
  • ogni cittadino ha speso in media 48 euro in meno del Natale precedente.

Il CODACONS ha inoltre previsto il flop dei saldi e ha fotografato il Natale appena passato come il “peggiore sul fronte delle vendite degli ultimi 10 anni”.

La CONFCOMMERCIO invece, giorno 2 gennaio 2012, ha lanciato in rete un primo monitoraggio rilevato dalle federazioni dei comparti produttivi aderenti ad essa. In sintesi:

  • ristorazione: dati negativi dai pubblici esercizi con un -5% sui pranzi di Natale; 
  • dettaglio alimentare: -5% per i generi alimentari e al -10% per le confezioni natalizie; 
  • mercati: comparto alimentare +2%, abbigliamento, calzature e pelletteria in stasi, casalinghi -2%; 
  • librerie: nonostante il calo delle vendite, il libro è considerato ancora un regalo gradito, utile ed economico; 
  • elettrodomestici: calo tra il 7% e il 9% tranne per il comparto smartphone e tablet, unico in cui si registra una crescita. 

La CONFCOMMERCIO riferisce che emergono cali tra il 2% ed il 10% mentre si salvano solo libri, smartphone e tablet.

In conclusione, questi sono solo pochi dati che, messi  a confronto, chiariscono e mettono in ordine l’andamento del mercato dei consumi che rasserena poco.

Ovviamente abbiamo appena trattato solo l’aspetto un po’ "frivolo" di questo malessere perché tale crisi economica  – che è poi soprattutto crisi finanziaria trasformantesi in crisi monetaria nel nostro potere d’acquisto – influisce essenzialmente sulle spese quotidiane di sussistenza per milioni di famiglie italiane e non comporta soltanto le ristrettezze che di sicuro, in periodo festivo, limitano solo la quantità degli “sprechi”. 

In un modello di “crescita”, come quello occidentale, legato agli schemi matematici dell’utilità marginale della cosiddetta "economia neoclassica", c’è poco spazio per iniziative d’ispirazione keynesiana.

Parlare quindi di un cenone di capodanno in meno, appare davvero frivolo in confronto ai grandi aspetti drammatici della crisi che sono licenziamenti in massa e suicidi ma in fondo è tutto collegato in funzione alle interdipendenze marginali dei vari settori dell’economia.

Tali argomentazioni, comunque, meritano ulteriori approfondimenti.

Fonti: CONFCOMMERCIO http://www.confcommercio.it/home/Consumi-di-Natale-in-linea-con-la-recessione-alle-porte.htm_cvt.htm

CODACONS http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=141286&id=

 

Pietro Paolo Messina