"Parla italiano? Complimenti!", diceva Totò al "ghisa" - vigile - milanese in una delle scene di Totò, Peppino e la malafemmena.
Parlare bene in italiano è una delle regole che i vigili delle nostre città sono tenuti ad osservare a partire da oggi. Da Roma a Milano, da Savona ad Arzignano, i comuni italiani mandano a scuola di "buone maniere" i propri agenti municipali.
Indossare correttamente la divisa, usare forme di saluto formali, non avvicinarsi troppo al cittadino sono solo alcuni dei "consigli" che vengono insegnati ai corsi di "gestione del conflitto".
Si tratta di 40 ore di lezioni, distribuiti nell'arco di 5 giorni, in cui psicologi e docenti universitari preparano gli uomini in divisa a gestire gli imprevisti e le tensioni che possono sorgere nel proprio lavoro.
Occorre rapportarsi al cittadino con fermezza ma con rispetto.
Al bando, dunque, battute di spirito che possono urtare la suscettibilità di un automobilista che è stato appena multato, evitare - al contrario - di alzare la voce, potrebbe essere interpretato come un gesto di minaccia.
Il linguaggio che ogni buon vigile dovrebbe adottare è quello impersonale.
Una comunicazione più distaccata, infatti, renderebbe il rapporto agente-cittadino forse un po' asettico ma decisamente più pacifico.
Importante risulta anche il linguaggio del corpo.
Non puntare il dito, non indossare occhiali da sole quando si parla con l'automobilista di turno, non assumere posture indisponenti o poco autoritarie, rappresentano le regole-base per una giusta e completa comunicazione.
Nessun abuso di potere, dunque, e nessun atteggiamento eccessivamente tollerante da parte degli uomini in divisa. Di contro, nessun colpo di testa da parte dell'automobilista che è stato multato per aver parcheggiato in divieto di sosta o in tripla fila.
"E chissenefrega?" lasciamolo dire al simpatico "pizzardone", vigile romano Alberto Sordi.
Fonte foto:concorsi-pubblici.org
http://www.concorsi-pubblici.org/wp-content/uploads/2010/10/vigile_urbano.gif
Cosima Ticali
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Vigili a scuola di “bon ton”













