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Lavorare 6 giorni in 9 anni. E' forse troppo?

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Policlinico Sant'Orsola di Bologna, negli ultimi 9 anni ha lavorato soltanto 6 giorni, grazie a certificati ottenuti con l'inganno ma sopratutto grazie ad un sistema di controlli quasi nullo.

La protagonista dell'episodio è Silvia S., operatore di supporto assistenziale della clinica in questione.
La donna è riuscita ad ottenere ben tre certificati di gravidanza, firmati da un ginecologo compiacente in pensione, anche se mai visitata.

Ottiene così 3 certificati, ognuno dei quali le permetteva 16 mesi di congedo per un totale di 4 anni. In più, riesce anche a ottenere un prolungamento del congedo per via della presunta gravidanza a rischio, e per una dermatite che le ha permesso di rimanere a casa per un periodo fino a 36 mesi.

Per ogni anno, inoltre, la signora aveva diritto a 36 giorni di ferie maturate anche se in malattia e congedo. Nell'ottobre 2008 dichiara la nascita della figlia Agata, avvenuta in Spagna ( come il fratellino immaginario Ettore), evitando così i controlli all'anagrafe di Bologna. Chiede così oltre al congedo, gli assegni familiari.

Ma i piani della donna iniziano a precipitare. Imprecisa e distratta, dichiara quattro diverse date di nascita del figlio Ettore nel 2004, e fa lo stesso con la nascita nel 2008 di Agata.

Così insospettiti i carabinieri del Nas, iniziano i controlli all'anagrafe di Bologna e paesi limitrofi, registri scolastici e registri degli italiani all'estero, e come previsto, non trovano nessuna traccia dei presunti infanti.

L'indagine così è stata chiamata "Figli mai nati". Il danno erariale stimato è di 33.177 euro fra stipendi non dovuti, ferie e assegni familiari per i figli immaginari. E si è conclusa con l'arresto della donna ora ai domiciliari. L'arresto è avvenuto su misura del gip di Bologna Alberto Gamberini, richiesta dal Pm Claudio Santangelo.

Ma come è stato possibile tutto questo?
Qui in Italia malattia, maternità e ferie, sono diritti tutelati, ma dietro c'è poco controllo, nonostante l'assenteismo è molto combattuto attraverso leggi e sanzioni.

Inoltre l'azienda ospedaliera truffata, si è trovata quasi con le spalle al muro per via del rispetto della privacy, che obbliga il datore di lavoro ad accettare ciò che è prescritto nel certificato, e l'autocertificazione, sulla quale si possono fare solo piccoli controlli e a campione.

Si spera che sia solo un caso isolato, di certo lo è per l'azienda ospedaliera Sant'Orsola che ha 5.200 dipendenti che usufruiscono dei loro diritti correttamente e senza abusi.

Fonte foto:http://www.ilrestodelcarlino.it/

http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/2009/04/27/169338/images/166982-infermiere.jpg

Fonte:Panorama

Federica Dell'Aiera