Lettera aperta di un giovane catanese, Agatino Lanzafame, indignato per le parole scritte dal giornalista Mario Adinolfi sul quotidiano "Europa".
È giunta presso la redazione di Oggimedia una lettera aperta scritta da Agatino Lanzafame, consigliere comunale presso la VIˆ Municipalità di Catania, ma prima di tutto un ragazzo di 25 anni, indignato per le parole scritte dal giornalista Mario Adinolfi sul quotidiano Europa.
A suscitare l'irritazione di Lanzafame è stata l'affermazione "in questo paese i figli di nessuno non hanno chance", che lascia presumere come i giovani, o comunque tutti coloro che non godono di una parentela o conoscenza potente, possono ritenere vani i loro studi e sacrifici.Riportiamo di seguito le parole scritte dal consigliere.
«Ho deciso di scrivere questa lettera dopo aver letto un articolo firmato da Mario Adinolfi su Europa (http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=131112) intitolato "Martone e la riscossa degli under 40" nel quale il giornalista prende le difese del nuovo sottosegretario al Welfare, accusato di avere ricevuto la nomina in virtù di parentele più o meno influenti, affermando che tali parentele sussistono "ma in questo paese i figli di nessuno non hanno chance".[...]
Sono indignato innanzitutto per "l'insensatezza" dell'espressione "figli di nessuno", un'espressione figlia del pensiero che afferma che per essere qualcuno bisogna essere potenti e ricchi, e tutti gli altri sono invece persone qualunque, o ancor peggio, non sono nessuno. L'espressione, assai infelice, ignora che in Italia ci sono migliaia di padri e di madri che, pur non essendo ricchi o potenti, si prendono cura dei propri figli, li educano ai valori del vivere civile, fanno sacrifici per mandarli a scuola e per garantir loro la possibilità di "giungere ai più alti gradi degli studi", insegnano loro a lottare per le cose in cui credono. Genitori che non meritano quindi di essere definiti "nessuno".
Sono indignato, inoltre, per la cruda realtà che questa espressione fotografa. Una realtà, quella italiana, dove il nepotismo permea ogni ambito della vita sociale e politica del Paese. Dal mondo del lavoro all'università, dai partiti alle aule parlamentari, tutti i ruoli di responsabilità in questo paese sembrano affidati non in virtù del merito ma al fine di garantire la sopravvivenza di numerose caste e baronie.
Una società che non sembra volersi aprire alla meritocrazia, ma dove la fanno da padroni la logica del più furbo e l'immobilismo sociale, che condanna chi nasce "povero" a rimanere tale, nonostante il talento, la passione e la buona volontà.
Una società dove conta di più il cognome che porti piuttosto che ciò che sei capace di fare.
Sono indignato soprattutto, per la rassegnazione di cui sembra permeata la frase di Adinolfi (che probabilmente ha l'unica colpa di aver constatato una situazione di fatto). Non è possibile che i giovani di questo paese si rassegnino alla prospettiva di non poter sognare. Di non poter essere gli artefici del proprio futuro. Non è possibile relegare l'articolo 3 della Costituzione nel limbo di quelle norme programmatiche mai pienamente attuabili.
Sono indignato perché è cosi che tutti i giovani del paese dovrebbero sentirsi di fronte all'idea che "è sempre stato così e rimarrà sempre cosi", come se la prospettiva di un cambiamento fosse solo un'utopia.
Cosa sono allora le riforme intorno alle quali in questi giorni si è acceso un intenso dibattito? Sono o non sono tentativi di cambiare strutturalmente il nostro paese, il nostro mercato del lavoro, la nostra pubblica amministrazione, il nostro assetto costituzionale? Sono o non sono interventi strutturali volti a combattere la mentalità di furbi, evasori, lobby, corrotti e cooptati, e ad affermare i concetti di merito, equità, pari opportunità?
Diversamente non credo che una mera operazione da "ragionieri" volta a ridurre le spese ed aumentare le entrate potrà salvare il nostro Paese da una crisi che più che economica appare una crisi di identità e di valori, che lentamente rischia di corrompere tutto il tessuto sociale, economico e politico del paese.
Per questo motivo credo sia dovere di tutti noi, e principalmente della classe politica e dirigente, far diventare questa frase perentoria di Adinolfi, una domanda e finchè questa domanda non avrà risposta negativa non bisognerà fermarsi e bisognerà continuare a lottare per il cambiamento.
Sono indignato, ma non voglio smettere di sognare».
Fonte foto:www.lacorrente.com
http://www.lacorrente.com/politica/lettera-aperta-al-ministro-meloni/Manuela Scuderi
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"In questo Pease i figli di nessuno non hanno chance?"













