Istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite in ricordo delle sorelle domenicane Mirabal, torturate e violentate durante la dittatura di Trujillo, la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne vuole essere un momento di riflessione su uno dei temi più agghiaccianti della società, dove "il mostro" spesso è dentro le mura di casa.
Il 25 novembre 1960 il mondo ha assistito a quello che ad oggi è considerato il crimine più orripilante della storia dominicana: Minerva, María Teresa e Patria Mirabal, attiviste nella lotta alla dittatura di Trujillo, andarono a visitare i loro mariti in prigione. Durante il tragitto di ritorno, furono intercettate da agenti del Servizio Militare di Intelligenza e condotte in una vicina piantagione di canne da zucchero. Lì subirono le più crudeli e immaginabili torture e violenze, per poi essere coperte di sangue, massacrate a bastonate, strangolate, e ricollocate nel loro veicolo, che fu fatto cadere in un precipizio per simulare un incidente. Trujillo credette di aver eliminato un problema, ma la morte delle sorelle Mirabal causò grandi ripercussioni sull'opinione pubblica dominicana nonostante le censure, tanto che il movimento culminò con l'assassino di Trujillo nel 1961.
Il 17 dicembre 1999 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle sorelle Mirabal, e invitò i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.
In Italia solo dal 2005 diversi Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari associazioni come Amnesty International hanno iniziato a celebrare questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. I dati statistici, infatti, sono davvero impressionanti: sette milioni di donne, in Italia, sono vittime di violenza, per mano (spesso) dei propri partner o dei propri familiari e tra le mura delle proprie case.
Quelle maggiormente colpite sono le donne più giovani, tra i 16 e i 24 anni, e nel 96% dei casi, le vittime restano in silenzio non solo senza denunciare ma senza confidarsi con nessuno, per vergogna, per paura, per il terrore di essere "giudicate".
In occasione della 12° Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, l'Associazione Nazionale di Telefono Rosa ha organizzato una serie di iniziative con il Premio Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadì, prima donna musulmana a ottenere questo riconoscimento: tra queste, la presentazione del libro «Tre donne una sfida», scritto da Marisa Paolucci, che racconta la storia di Shirin Ebadì, Fatima Ahmed (sudanese, prima donna eletta in un parlamento africano e presidente dell'«Unione delle donne» del suo paese) e Malalai Joya (afgana, parlamentare dal 2003 al 2007 e capace di denunciare i «criminali di guerra» che le sedevano accanto in Parlamento).
Alla presentazione si aggiunge l'organizzazione di un incontro che Shirin Ebadì terrà al Teatro Quirino con 900 ragazzi delle scuole romane, per discutere proprio di violenza sulle donne nei diversi paesi del mondo: in questa occasione verrà lanciato il concorso "Uno spot per il Telefono Rosa" e sarà presentato in anteprima il brano «Domani ho 40 anni» di Marco Meloni, il cui ricavato verrà devoluto in favore dell'associazione.
Ma tra i tanti eventi sparsi sul territorio nazionale per celebrare questa importantissima ricorrenza, l'evento principale è, forse, «Libere di essere», spettacolo a sostegno dell'iniziativa ideata da Maximiliano Gigliucci. Tantissimi i nomi dei vip presenti: Maria Grazia Cucinotta, Francesco Facchinetti, Mirca Viola, Jimmy Ghione, Paola Iezzi, Antonia Liskova, Marco Liorni, Syria, Rossella Brescia e ancora Fiorella Mannoia, Andrea Osvart, Francesca Inaudi, Sarah Felberbaum, Lucia Ocone, Diane Fleri, Valeria Marini, Irene Pivetti.
Oltre ai video messaggi dei personaggi dello show-biz, durante l'incontro verrà proiettato il cortometraggio di Giorgio Amato dal titolo “The Stalker” e, a seguire, una dimostrazione di autodifesa. A queste iniziative si aggiunge, infine, la mostra fotografica contro la violenza sulle donne realizzata da Andrea Melcangi (vincitore di un premio a Cannes per un'altra campagna stampa) realizzata con l'agenzia “United 1861” per l'associazione “Donne contro la violenza”.
Tanti anni sono passati da quel lontano 25 novembre 1960. Anni in cui violenze, torture e sevizie si sono succeduti come conseguenza della violazione del principale dei diritti umani: la dignità, quella dignità di essere semplicemente donne.
Da allora, tanto è stato fatto per combattere questa piaga grazie anche all'impegno delle istituzioni e, in Italia, con il decreto Maroni, è stato introdotto il reato di atti persecutori, conosciuto anche come reato di stalking. Ma la strada è ancora lunga: per questo è necessario acquisire coraggio e trovare la forza di denunciare, perché solo denunciando è possibile strappare il bavaglio a quell'urlo di dolore e sofferenza di vittime innocenti e incolpevoli.
Lo dobbiamo a tutte le donne, a quelle di ieri e soprattutto a quelle di domani perché «Non si nasce donne: si diventa»(Simone de Beauvoir).
FONTE: http://roma.corriere.it/ - FONTE FOTO: http://www.mondoliberonline.it
Emanuela Annita Scuderi
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25 novembre 2011: 12° giornata mondiale contro la violenza sulle donne













