Dopo i crolli dello scorso anno, l'Italia viene commissariata.
"Sbagliare è umano" ma "perseverare è diabolico", tanto più se, ad un anno dal cedimento strutturale del sito archeologico campano, la Scuola dei Gladiatori di Pompei, nulla è stato fatto per avviare un piano straordinario di tutela.
E cosi - com'era prevedibile - con le prime piogge autunnali i muri di Pompei hanno continuato a cadere giù, come fragili castelli di sabbia.
L'Unesco, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, di fronte all'ennesimo crollo, avvenuto pochi giorni fa, non ci ha pensato due volte a correre ai ripari.
Del resto, il team di esperti inviati dalla stessa organizzazione, dopo il primo crollo, ha presentato un rapporto esprimendo "profondo rammarico" per la gestione del ministero e per i mancati interventi di tutela che rischiano di far declassare Pompei dalla lista dei World Heritage Sites nella quale era entrato a far parte nel 1997.
Per evitare che gli accadimenti possano ripetersi, il più esperto organismo in materia ha ritenuto opportuno intervenire in prima persona. Tra un mese, infatti, verrà siglato un accordo di "collaborazione istituzionale e assistenza tecnica" tra l'Unesco ed il Ministero dei Beni Culturali.
Un 'assistenza che l'Italia non aveva certo chiesto ma che a conti fatti - visto l'intervento dell' organizzazione internazionale - ne determina il suo commissariamento.
Sarà stata la mancata assunzione dei 170 tecnici annunciati ma mai selezionati a mandare l'Italia in panchina?
O forse, i 100 milioni di euro che il governo si era impegnato a stanziare ma che non sono mai arrivati?
In attesa che la norma delle assunzioni - più volte riproposta e sempre stralciata - venga approvata e che i fondi europei vengano sbloccati, i "GHIGHANTI" cugini francesi sono pronti a darci una mano.
Alcuni imprenditori transalpini, infatti, sono disposti a donare allo Stato italiano 200 milioni di euro per salvare Pompei. Niente soldi a fondo perduto, però, né cambiali in bianco.
Il denaro deve essere investito in un dettagliato e documentato piano di intervento.
In caso contrario, "Adieu euro".
La presenza dell'Unesco, però, garantisce che l'Italia porterà avanti tutte le azioni di tutela necessarie, per evitare che gli umani errori possano diventare diaboliche inefficienze.
Fonte foto:www.travelfanpage.it
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Cosima Ticali
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Unesco in prima linea per salvare Pompei













