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Mercato del Lavoro, necessario un nuovo "Tavolo per Catania"

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Un nuovo "Tavolo per Catania" per rispondere alle nuove emergenze prodotte dalla crisi e dalle manovre economiche. A due anni dalla prima firma di un patto tra forze sindacali e imprenditoriali, la Cisl etnea rilancia la necessità di rinnovare quell'intesa per mantenere la coesione sociale nella provincia catanese e incalzare tutta la politica a essere concreta e responsabile.

E lo ha fatto il segretario generale Alfio Giulio dalla tribuna del consiglio generale del sindacato che oggi si è svolto all'ex Palazzo dell'Esa. In apertura, un commosso tributo è stato riservato alle giovani vittime di Barletta.

Tema principale all'ordine del giorno del "parlamentino" della Cisl, la complessa analisi della situazione del mercato del lavoro catanese fatta nei giorni sulla base dei dati raccolti dal Dipartimento lavoro del sindacato etneo attraverso fonti autorevoli come il Centro per l'impiego, l'Ebitemp (ente bilaterale per il lavoro temporaneo), l'Inps, l'assessorato regionale al Lavoro e l'Assofin, l'associazione delle agenzie di finanza del credito al consumo.

«Sono passati due anni dalla costituzione del tavolo per Catania – ha ricordato Giulio – e purtroppo le cose sono cambiate in peggio. Ci chiediamo dove stia andando l'economia di questa città e del suo territorio, con un mercato del lavoro che presenta delle pesanti anomalie che penalizzano giovani e disoccupati e con i bilanci familiari sempre più erosi dalla crisi e dalle manovre economiche.

L'analisi che abbiamo svolto in questi giorni ci dice chiaramente che nel primo semestre del 2011 aumentano i licenziamenti e i lavoratori in mobilità non vengono riassorbiti, aumenta la flessibilità non tutelata e i giovani scappano, 10mila in dieci anni sono andati via; dall'altro, non mancano gli eccessi e le esibizioni di lusso».

Per Giulio «il gravissimo rischio che stiamo correndo oggi è che la crisi, generando forti tensioni, arrivi a scompaginare le basi sociali stesse della democrazia, perché ne sta riducendo drammaticamente le risorse a disposizione.

Ecco perché occorre rivedere, alla luce della nuova realtà, quel tavolo per Catania che nel 2009 abbiamo sottoscritto con le forze imprenditoriali e sociali catanesi e abbiamo proposto alle istituzioni politiche di governo del territorio. La coesione sociale e il superamento di questo difficile momento passa anche dal ruolo che la politica è chiamata a svolgere con responsabilità e concretezza».

«Una concretezza che finora non c'è stata – ha denunciato Maurizio Attanasio, responsabile del Dipartimento lavoro della Cisl etnea – ben due task force lavoro sono state costituite, da comune e provincia, senza però ottenere alcun risultato veramente tangibile.

E la Regione arriva a stanziare 2,3 milioni di euro a Italia Lavoro per fare intervistare i lavoratori e raccogliere poi i curriculum. Soldi che potevano essere spesi davvero con migliore sorte nella direzione che a livello regionale abbiamo più volte indicato.

Al di là delle analisi che abbiamo visto sulle cifre del mercato del lavoro etneo, ciò ci deve servire ad alzare il livello di guardia di tutti, ma la situazione non può essere sottaciuta perché la vediamo tutti ogni giorno.

Non c'è animazione pubblica attenta alle dinamiche che stanno accadendo, nessuno pensa al bene comune, nessuno genera politiche di sviluppo. Più che affrontare seriamente la situazione, molta parte della politica si compiace di stare arroccata nei palazzi del potere».
Anche per Paolo Mezzio, segretario nazionale organizzativo della Cisl, la politica nazionale e siciliana ha forti responsabilità.

«Il problema della politica, al centro come in periferia – ha sottolineato Mezzio – è che esiste un enorme distacco tra sé e la gente. Ad esempio, il futuro mercato mondiale più grande sarà il Mediterraneo, e in Italia come in Sicilia, non ci si rende conto che per avere riconosciuto un ruolo non basta essere centrali geograficamente, bisogna esserlo soprattutto politicamente. E tutto ciò oggi non c'è».
Un monito alla Regione siciliana lo ha lanciato Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl isolana.

«O si combatte il debito, si riducono gli sprechi e si investe sulla competitività con una manovra straordinaria - ha avvertito - o la Sicilia rischia la rottura sociale. La situazione è drammatica e occorre che le forze sociali e imprenditoriali siciliane si aggreghino per essere ascoltate e comprese. Altrimenti romperemo con una politica oppressiva e inutile che pensa solo alle beghe interne e alle manovre elettorali».

Fonte Foto: Ufficio Stampa

Comunicato Stampa

CISL