Jonas parte da una premessa: Auschwitz non può essere inteso come un mero fatto bellico tra quelli che caratterizzarono tragicamente la seconda guerra mondiale. Auschwitz non è paragonabile, ad esempio, ad Hiroshima. Esso è un evento della storia del mondo, nel senso di rappresentare un accadimento che segna un vero e proprio spartiacque tra ciò che è stato prima e ciò che sarà dopo.
Solo se si accetta questo dato di partenza è possibile parlare (come è stato fatto e si continua a fare) di un prima e dopo Auschwitz. Jonas si spinge ancora oltre, affermando che lo sterminio degli Ebrei fa parte non della storia profana, ma di quella sacra e, pertanto, esso chiama in causa Dio.
La tragica realtà di Auschwitz ci obbliga a ripensare radicalmente Dio, a rielaborarne il concetto ereditato da una trazione storica, filosofica e religiosa bimillenaria. Quale Dio ha permesso che ciò accadesse? Come può Dio aver permesso la tortura, l'umiliazione e lo sterminio di milioni di esseri umani? Come è possibile conciliare la infinita bontà di Dio con l'orrore di Auschwitz? Sono queste le domande da cui Jonas parte.
E la risposta che egli ci propone è il frutto di una riflessione originale e meticolosa, condotta sul crinale della logica e della teologia speculativa. Ebbene, nell'orrore senza fine di Auschwitz, Dio ha rivelato se stesso o, meglio, ha reso manifesto un aspetto della propria essenza che l'uomo, fino ad allora, non aveva ancora colto. «Dopo Auschwitz – afferma Jonas – possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile».
Tradizionalmente gli attribuiti che si riconoscono a Dio sono tre: bontà, onnipotenza e comprensibilità. Prima di Auschwitz essi sono stati considerati come contestualmente caratterizzanti l'essenza di Dio. Jonas, invece, sostiene che, dopo l'orrore disumanizzante della soluzione finale, la concezione di un Dio infinitamente buono, comprensibile e al tempo stesso onnipotente non può che venir meno.
Dei tre attributi, sicuramente la bontà è inseparabile dal concetto di Dio. Essa, infatti, si è manifestata nell'atto della creazione del mondo e nella stipulazione di un patto di salvezza con gli uomini. Del pari inseparabile dall'essenza di Dio è la sua comprensibilità: il concetto di un Deus absconditus è del tutto estraneo alla tradizione ebraica (e non solo), essendosi Dio rivelato per mezzo dei profeti e dei comandamenti. Dio, pertanto, non si è nascosto o chiuso in un impenetrabile mistero.
Jonas, quindi, giunge a negare il terzo degli attributi, vale a dire l'onnipotenza. Alla luce di quanto accaduto ad Auschwitz il pensiero umano non può che abbandonare l'idea di un Dio onnipotente. Infatti, un Dio che fosse al tempo stesso buono, comprensibile ed onnipotente (cioè in grado di intervenire in qualsiasi momento nella storia dell'uomo, determinandola) non avrebbe potuto non evitare l'orrore di Auschwitz.
E invece Dio ha taciuto, non è intervenuto. Jonas afferma: «Dio non intervenne non perché non lo volle, ma perché non fu in condizione di farlo», in quanto non è onnipotente. Attraverso una rilettura ed una reinterpretazione dell'Evento della creazione, Jonas sostiene che Dio nel momento stesso in cui ha creato l'uomo e gli ha conferito il dono della libertà ha limitato volontariamente la propria onnipotenza: " Concedendo all'uomo la libertà, Dio ha rinunciato alla sua onnipotenza".
Solo a questa condizione è possibile affermare che, pur essendo Dio comprensibile e buono, nel mondo vi è il Male. Jonas, proseguendo nel suo ragionamento, tratteggia, pertanto, l'idea di un Dio che per l'intera durata del processo cosmico ha rinunciato ad ogni potere di intervento sul "corso fisico del mondo".
Una tale rinuncia si è resa necessaria perchè noi uomini "potessimo essere" nel mondo e per il mondo. Dio si è ritratto in se stesso, autonegando la sua onnipotenza. L'uomo in tanto può esistere come essere libero in quanto Dio si è autolimitato, affidandosi totalmente al divenire del mondo: "Dio non ha più nulla da dare, ora tocca all'uomo dare". Il destino del mondo è completamente nella mani dell'uomo e della sua libertà.
Il Male, quindi, è frutto delle libere scelte dell'uomo, del suo consapevole autodeterminarsi. Dio non è nella condizione di intervenire nella storia del mondo e di evitare il Male. E' questo il prezzo della umana libertà. La responsabilità per le sofferenze del mondo è solo dell'uomo e non di Dio. Nella mani e nelle libere scelte dell'uomo è il mondo e tutta la vita.
Tutto questo, inevitabilmente, chiama in causa il profilo della "Responsabilità". Difatti, dove c'è liberta non può che esserci riconoscimento di responsabilità. In ciò si esprime con icastica nitidezza l'atto di Amore illimitato che Dio ha posto in essere creando l'uomo libero. Al cospetto di un Dio onnipotente, l'uomo avrebbe visto la propria esistenza schiacciata e impossibilita ad esprimersi totalmente.
Dio ha voluto che non fosse così, rinunciando alla propria assoluta perfezione. Ne deriva l'immagine di un Dio che "diviene con il mondo e con l'uomo". Un Dio che sceglie di calarsi nello spazio e nel tempo, rendendosi immanente e spettatore coinvolto delle vicende umane, ma che non può (perché non ha voluto) dirigerle e causarle.
Dio non è distante dal mondo, né estraneo ad esso. Dio vive la storia del mondo, ne partecipa, ne soffre, ne gioisce, ma non la determina. L'uomo è, pertanto, il solo ed unico responsabile di ciò che accade nel mondo. La libertà è anche possibilità di scegliere tra Bene e Male. Quest'ultimo, quindi, anche quando è assoluto (come ad Auschwitz) non può che essere imputato all'uomo, alle sue azioni, conseguenza delle sue libere scelte: "Dio ha compiuto un'opzione radicale a tutto vantaggio dell'esistenza di un essere finito capace di autodeterminare se stesso".
Di fronte all'orrore di Auschwitz più che invocare Dio (e il suo intervento), è necessario che l'uomo si faccia carico delle proprie responsabilità. Jonas sottolinea, in tal modo, la responsabilità umana nei confronti del Male, ponendo l'uomo al cospetto delle conseguenze delle proprie scelte. Solo se l'uomo "saprà fare se stesso ad immagine e somiglianza della infinita bontà di Dio e non della sua presunta onnipotenza, l'umanità potrà salvarsi dalla soluzione finale del problema umano".
Eppure, anche ad Auschwitz e di fronte al totale oscuramento della coscienza e della ragione che ha rappresentato, affiora dalle tenebre una cifra di speranza, data da tutti quegli uomini che, spesso rischiando la vita, si adoperarono anonimamente per nascondere, aiutare, salvare vittime. Alla non-onnipotenza di Dio si contrappone la non-onnipotenza del Male. Ancora una volta ad essere chiamato in causa è l'uomo con la sua libertà, con la sua possibilità di scelta tra Bene e Male.
Fonte foto:auschwitz.jpg
http://1.bp.blogspot.com/_9UYiU8GCToE/S9qNqb-z5bI/AAAAAAAAAlw/aXd7c3Odar8/s1600/auschwitz.jpg
Gennaro Napolitano
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Hans Jonas: "Il concetto di Dio dopo Auschwitz"













