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29esimo anniversario dall’omicidio di via Carini: Palermo ricorda il generale Dalla Chiesa

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«La mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascoltava, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe ma io questo mondo lo conosco» (Carlo Alberto Dalla Chiesa). Sono passati ormai 29 anni da quando la sera del 3 settembre 1982 il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, insieme a sua moglie, Emanuela Setti Carraro, e al suo agente di scorta, Domenico Russo, morì sotto una raffica di colpi di Kalashnicov in via Isidoro Carini a Palermo.

 

Per l'omicidio sono stati poi condannati all'ergastolo come mandanti Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e, nel 2002, sono stati condannati in primo grado, come esecutori materiali dell'attentato, Vincenzo Galatolo, Antonino Madonia, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci.

Nominato nel 1982 prefetto di Palermo, Dalla Chiesa si lamentò spesso della carenza di sostegno da parte dello stato e dichiarò che i mezzi in suo possesso non erano necessari per sconfiggere un fenomeno così complesso e fortemente radicato non solo nell'Isola ma nell'intera nazione («Chiunque pensi di combattere la mafia nel "pascolo palermitano e non nel resto d'Italia non fa altro che perdere tempo»).

Nonostante tutto, il neo-prefetto di Palermo, riesce a diventare da subito un personaggio scomodo per i vertici mafiosi che decidono di eliminarlo con quella che loro stessi hanno definito, in una telefonata fatta ai carabinieri di Palermo "Operazione Carlo Alberto".

Oggi a Palermo, sul luogo dell'attentato, è stata riposta una corona d'alloro delle autorità civili e militari alla presenza del sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, per ricordare un uomo che, anche se lasciato solo dallo Stato, sacrificò la sua vita nella lotta a Cosa Nostra.

Fonte foto: www.addiopizzocatania.org

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Antonello Ciccarello