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Siamo davvero tutti uguali?

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Il principio di uguaglianza, inteso come fondamento costituzionale che si basa sul valore proprio di ogni essere umano, rappresenta uno dei sostanziali punti cardine su cui è fondata la Repubblica Italiana.

Tutelato dall'Art. 3 della Costituzione, il principio di uguaglianza, nel rispetto dei diritti e delle pari dignità fra tutti i cittadini, viene tuttavia calpestato dalle sfacciate manovre della casta politica italiana.

Si distingue una voce, certamente solitaria, ovvero quella del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che sorda, tra le chiacchiere di tanti uomini di potere, risuona: "Si richiede coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione, così come per riconoscere ed affrontare il fenomeno di disuguaglianze e acuti disagi sociali che hanno sempre più accompagnato la bassa crescita economica almeno nell'ultimo decennio. Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza".

Dalle parole ai fatti. Il 30 luglio scorso infatti, il Capo dello Stato comunica la rinuncia dell'aumento del suo stipendio restituendo così 15.048.000 Euro al Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Intanto, la tempesta finanziaria costringe la casta politica italiana a lavorare su una manovra anticrisi che dovrebbe risanare il debito pubblico oramai sprofondato in una buia voragine.

L'intenzione è quella di penalizzare anche le pensioni ma la Lega, in particolare il Ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, urla a gran voce che "le pensioni non si toccano" semmai "bisogna andare ad interessarsi delle pensioni di chi non ha mai lavorato".

Si fa riferimento anche ai vitalizi percepiti dagli ex parlamentari?

Assolutamente no, la "casta politica" non si tocca!

Occorre per l'appunto menzionare, lo scandaloso voto plebiscitario degli Onorevoli Deputati svolto il 21 settembre 2010, attraverso il quale venne bocciata con 498 NO su 525 presenti alla Camera, la mozione per l'abolizione dei vitalizi di 3.000 Euro al mese ai parlamentari che hanno effettuato almeno 5 anni di legislatura.

Così sono 2.308 gli ex deputati ed ex senatori che riscuotono pensioni d'oro comprese fra i 1.700 ed i 7.000 Euro netti al mese a seconda gli anni di legislatura.

E come un gioco di prestigio, si distingue l'avv. Luca Boneschi del Partito Radicale; eletto deputato il 12 maggio del 1982, concluse il suo mandato il giorno successivo e tuttavia ottenne una pensione corrispondente a 1.733 Euro netti al mese.

Un deplorevole insulto a tutti quei lavoratori a cui viene riconosciuto un esiguo vitalizio nonostante gli anni di sudato lavoro.

Il divario tra il Popolo e le Istituzioni è sempre più ampio e l'Italia rimane spaccata in due.

Quando si inizierà ad agire concretamente per risolvere i gravi ed annosi problemi del popolo italiano?

E chi sarà in grado di farlo?

Gli Italiani aspettano delle risposte e, turbati, osservano.

Fonte:

http://www.lettera43.it/img/lettera43-logo.gif

http://www.repubblica.it/static/images/homepage/2010/la-repubblica-logo-home-payoff.png?new

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2052

L'Espresso (N.32)

Fonte Foto: La Redazione

La Redazione