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Il ponte sullo stretto si fa...ma costa già 2 miliardi in più.

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La “Società Stretto di Messina” ha approvato il progetto definitivo del ponte sullo stretto; i lavori dovrebbero partire nel 2012.

Sarà forse l’ennesimo annuncio? L’ennesimo progetto definitivo? La storia dell’opera pubblica forse più contestata della storia d’Italia continua con l’aggiunta di un’altro tassello, forse, a detta della società che la gestisce, quello definitivo.

Il progetto rimane quello che era stato deciso già nel 2003 ma vengono apportate diverse varianti a terra, opere secondarie che serviranno per collegare al meglio il ponte con il resto della viabilità. Si parla di spostare una stazione ferroviaria nei pressi di Messina con il conseguente adeguamento e allungamento della sede ferroviaria, un sistema di collegamento metropolitano interregionale e alcuni spostamenti di sedi autostradali.

Tutte queste opere “propedeutiche” hanno già fatto salire il costo totale dell’opera dai previsti 6,3 miliardi di euro a 8,5 miliardi. Ma la domanda che tutti si fanno è: i soldi ci sono? Da dove verrano tirati fuori visto che il nostro paese non naviga in acque serene ed anzi facciamo pure fatica a piazzare i nostri titoli di stato?

Lo schema di finanziamento dell’opera resta quello originario, la realizzazione in project financing. Raccattare sui mercati finanziari e attraverso la maggiore partecipazione dei privati circa la metà del denaro necessario, l’altra metà dovrebbe venire dagli enti pubblici coinvolti, Stato, Regioni ed enti locali.

I tempi di realizzazione illustrati dalla società rispettano più o meno quelle che erano le previsioni a monte, partenza dei principali cantieri a metà del 2012 e, "se tutto va bene", fine dei lavori per il 2018.  Le voci contrastanti rispetto alla reale fattibilità di quest’opera sono tante e le sentiamo sin dall’inizio.

Le associazioni ambientaliste e i vari movimenti contrari al ponte continuano a denunciare lo scempio che un’opera di queste dimensioni creerà all’ecosistema dello stretto, anche gli economisti sono scettici sulle reali possibilità di reperire i finanziamenti sufficenti per il progetto.

Per non parlare del fatto che, forse, bisognerebbe concentrarsi su quelle opere che ancora dopo molti anni sono rimaste incomplete, parliamo per esempio della Salerno-ReggioCalabria, una tela di Penelope che sembra non vedere mai la fine.

Oppure possiamo prendere in considerazione i collegamenti ferroviari Siciliani e dire che ancora nel 2011 ci sono ampi tratti con un unico binario, non tralasciando le autostrade siciliane, queste sconosciute. Che senso ha risparmiare mezz’ora di percorrenza sullo stretto per poi perdere molto più tempo nel resto dei collegamenti?

Non sarebbe meglio concentrare le risorse pubbliche su queste cose? Il Sud e la Sicilia in particolare ne guadagnerebbe sicuramente di più.

 

Fonte foto mit.gov.it

http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=cm&o=vd&id=887

Giuseppe Zappalà