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Inflazione, disoccupazione, povertà; ma il vento sta davvero cambiando?

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In occasione delle elezioni amministrative svoltesi nell'ultima settimana in diverse città italiane, il popolo italiano è stato "costretto" , ancora una volta, ad "assistere", quasi incredulo ma certamente disgustato, alle "campagne elettorali" che hanno tentato, loro malgrado, di sostenere i propri candidati sindaci o presidenti di provincia e regione.

"Campagne elettorali" imperniate esclusivamente su dilaganti dissapori in cui non si è fatto altro che puntare il dito contro l'avversario politico, accusandolo ora di terrorista, ora di malavitoso e concusso con la camorra.

"Senza cervello!" grida da una parte un eminente esponente politico, "siamo alla frutta!" urla dall'altra il suo oppositore.

Ma la sofferenza che implorano 532 mila unità che non hanno lavoro, da chi viene ascoltata?

Nel biennio 2009/2010, "in Italia, l'impatto della crisi sull'occupazione è stato pesante" è ciò che afferma l'ISTAT, presentando alla Camera dei Deputati, il rapporto annuale sulla situazione economica del nostro paese.

Il tasso d'inflazione, aumentato del 2,6%, ha arretrato la crescita della penisola di ben 35 trimestri, per la precisione di 8 anni e mezzo, tanto che l'Italia viene definita dallo stesso Istituto "il fanalino di coda nell'Unione Europea per la crescita".

La nostra attuale classe politica ascolta quell'italiano su quattro che rischia di diventare povero o di essere escluso dal tessuto sociale?

Sono all'incirca 15 milioni di italiani a sperimentare il disagio della povertà rimanendo in arretrato con il pagamento delle bollette, con l'affitto della casa o, ancor peggio, non potendo acquistare i beni di prima necessità.

La condizione di un'insistente crisi economica, alla quale nessun governo negli ultimi anni è riuscito a fronteggiare, ha portato più di 2 milioni di italiani a scoraggiarsi a tal punto da non cercare più lavoro.

Il malessere diffuso tra i giovani, le pesanti preoccupazioni di migliaia di famiglia per arrivare alla fine del mese, le 100 mila donne che hanno perso il lavoro, per licenziamento o per forzate dimissioni, perché in stato di gravidanza, sono solo alcune delle voci spente da una classe politica non coesa , instabile, confusa che non riesce, con dignità e moralità, a risolvere concretamente gli annosi problemi che comprimono, in una sempre più stretta morsa, il nostro paese.

Manca un serio confronto tra le forze politiche e sociali per cancellare il debito pubblico accumulato negli ultimi anni, per affrontare il problema della spesa corrente; manca la responsabilità di realizzare una significativa riforma fiscale per sfuggire al totale declino.

Mancano i giusti regolamenti per assolvere al dovere di pagare le imposte; però, prossimamente, saremo invitati a pagare l'ammenda di oltre 250 mila euro inflitta dall'Autorità garante delle telecomunicazioni ai telegiornali (compresi quelli statali) che hanno permesso l'invasione televisiva del nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi che, lo scorso 20 maggio, "ha detto la sua ultima".

Con stanchezza andremo a votare al secondo turno di elezioni nelle città di Napoli e Milano e, con perplessità, guarderemo come cambierà la scena politica italiana, con la speranza che davvero cambi qualcosa per il bene dell'Italia, per il bene di noi tutti.

Foto del redattore

Melania Costantino