Arrestati con le accuse di bancarotta distruttiva, fraudolenta e documentale e riciclaggio i vertici di Aiazzone Giammauro Borsano e Renato Semeraro.
Decisivi, a quanto sembra, i servizi televisivi della trasmissione “Le Iene” che qualche settimana fa denunciavano una situazione incredibile che coinvolgeva la grande catena italiana del mobile “Aiazzone”, famosa negli anni 80 per lo spot con l’azzeccatissimo slogan “Provare per Credere”.
Per quelli che negli ultimi mesi hanno provato e creduto in Aiazzone era in serbo un’amara sorpresa: la società ha dichiarato il fallimento e sono centinaia i clienti che pur avendo già pagato i mobili acquistati, non li hanno mai ricevuti e forse mai li riceveranno.
Più di 13 mila sembrano essere le denunce arrivate negli ultimi mesi per truffa proprio dai clienti che, stanchi di aspettare mobili che non arrivavano mai, hanno agito per vie legali contro Aiazzone e l’altra catena del gruppo, Emmelunga che era finita sotto la proprietà Aiazzone solo da un paio d’anni (in provincia di Catania avevamo entrambi i negozi situati in zona Etnapolis).
Adesso tutti i punti vendita sono stati chiusi e ci sono più di 800 dipendenti e venditori a spasso, in credito di numerosi mesi di stipendio arretrati e mai pagati. Le cose andavano male già da qualche tempo, i mobili nei negozi scarseggiavano e le forniture arrivavano a singhiozzi, ma mai nessuno si sarebbe aspettato un crack del genere. Guardando il dettagliatissimo, come sempre, servizio delle Iene si vedono orde di clienti a dir poco avvelenati prendersela con le saracinesche ormai abbassate dei punti vendita, con cartelli che indicano di rivolgersi ad un numero di telefono a cui nessuno risponde mai. Anche ai dipendenti - continuava il servizio delle Iene - era detto di continuare a vendere in ogni caso, che i mobili sarebbero arrivati presto e che la società aveva solo un momentaneo problema di liquidità.
Alla fine anche loro hanno capito, dopo l’ennesimo stipendio che non arrivava, che quello che si era rotto sembrava non potersi più aggiustare. Di questa storia erano a conoscenza in pochi e per fortuna adesso si chiede conto a chi il danno l’ha creato. Quello che ci chiediamo è: era il caso di aspettare quasi un anno prima di denunciare il tutto? Si sarebbero potuti salvare molti clienti che giustamente, privi di qualsiasi sospetto, anche di fronte ad un negozio mezzo vuoto e pensando magari a un rinnovo dei prodotti hanno comprato con serenità e si ritrovano invece la casa desolatamente vuota. Si deve sempre aspettare che il caso arrivi in televisione perché si muova qualcosa?
Fonte foto: www.ilcorrieredellacitta.it
Giuseppe Zappalà
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Svolta e arresti eccellenti nel caso Aiazzone













