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27 e 28 gennaio: FIOM in marcia verso la riconquista dei diritti a Mirafiori

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Il referendum sul contratto aziendale di Mirafiori, imposto da Marchionne il 28 Gennaio del 2011, sarà ricordato da Fiat come la prova che, nonostante la vittoria dei SI con il 53%, non si possono governare le fabbriche senza stabilire un dialogo con Fiom che rappresenta la maggioranza degli operai.

Il nuovo contratto di lavoro prevede: l'inserimento di tre pause da 10 minuti, anziché due da 15 ed una da 10; fino a 120 ore di straordinario obbligatorio; il non pagamento dei primi giorni di malattia; l'impossibilità di scioperare, pena il licenziamento, al di fuori degli scioperi proclamati dai sindacati firmatari (quindi non Fiom, che non ha firmato). Marchionne ha promesso di investire 1 miliardo in innovazione e produttività tenendo tutti gli operai al lavoro, minacciando, qualora il nuovo contratto non venga applicato, di delocalizzare le fabbriche in paesi dove i salari sono molto più bassi, mentre gli operai italiani andrebbero in cassa integrazione.
Ma se ci fosse un problema di sicurezza ed i sindacati ritardassero ad indire uno sciopero, cosa si dovrebbe fare? Continuare a lavorare e rischiare di ferirsi, oppure scioperare e rischiare di essere licenziati?
Il 27 e il 28 Gennaio, 22 manifestazioni Fiom contro il nuovo contratto di lavoro aziendale hanno riscosso successi clamorosi se paragonati ai risultati del Referendum di Mirafiori. Infatti, proprio alla Powertrain, l'unico reparto produttivo oggi in funzione a Mirafiori, lo sciopero ha raggiunto l'80%. In tutta l'Italia ha superato mediamente il 70%.
Il 27 Gennaio, a Bologna, Landini ha ricordato che i contratti di lavoro separati sono una sciagura perché i proprietari contrattano solo con i sindacati più accondiscendenti estromettendo quelli battaglieri. A Milano, il giorno dopo, Landini sottolinea come le aziende che vanno meglio abbiano investito il 15% del fatturato in azienda, mentre Fiat investe solo il 3-4%. Gli interessi degli azionisti Fiat non coincidono necessariamente con un aumento dell'occupazione.

Infine, un'aspra critica di Landini alla produzione dei SUV: motori e trasmissioni verranno prodotti negli USA, spediti e montati in Italia, per poi essere riportati negli USA da dove verranno distribuiti. Ma se Termini Imerese doveva essere chiuso perché la componentistica veniva prodotta nel nord Italia, assemblata al sud e riportata al nord, perché invece dagli USA all'Italia e ritorno va bene e non é dispendioso? Forse perché Fiat per acquistare il 51% di Chrysler ha promesso ad Obama di incentivare l'export statunitense?

Fonte foto:ilsole24ore.com

Antonio Scafidi