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Fidarsi... di chi?

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La politica, si sa, è un'insieme di attività che coinvolgono una grandissima quantità di attori; ciò produce inevitabilmente contrasti e fratture sociali, che poi sono il motore stesso dei sistemi politici. In democrazia gli individui si riuniscono in gruppi, si riconoscono in ideologie e si affidano ad alcune personalità per poter gestire ed esercitare il potere che appartiene al popolo.

Riconoscersi e affidarsi, naturalmente, comporta la necessità di fidarsi – in modo più o meno spregiudicato – degli individui che rappresentano la collettività. Fiducia che, tuttavia, qui in Italia ultimamente è difficile concedere, in quanto molti politici hanno sempre qualcosa che sfugge alla trasparenza giuridica.

Partiamo dal premier. Scalfito dai più svariati scandali (che in altri Paesi avrebbero portato alle immediate dimissioni o all'accusa di impeachment), Berlusconi si sta divincolando tra i meandri della magistratura, anche se gli ultimi giorni lasciano presagire un qualche colpo di scena. È indubbio, tuttavia, che la sua situazione giuridica sia in bilico e che la sua immagine appaia macchiata soprattutto nei media stranieri.

Quanto a Fini - che ad oggi è difficile schierare con certezza nel quadro maggioranza-opposizione stando al comportamento di voto del proprio partito –, lo scandalo della villa di Montecarlo ha certamente avuto la sua risonanza a livello elettorale, portando via voti e fiducia ad una personalità che avrebbe potuto vantare consensi ancor più ampi.

Passando al centro-sinistra la situazione non cambia: un esempio è la vicenda del presunto appalto irregolare della Casa della Salute di Giarre in favore del marito di Anna Finocchiaro (inchiesta pubblicata da Antonio Condorelli su "Il Fatto Quotidiano" e sulla sua testata "Sud").

Persino Libertà e Giustizia ha avuto una piccola caduta di stile ricorrendo all'intervento (spontaneo secondo gli organizzatori, ma francamente programmato da quanto si vede nel video) di un ragazzino di tredici anni al convegno di Milano, che parlava della situazione politica italiana percepita dai giovani.

Esempi, questi, che dimostrano che da destra a sinistra ci sono sempre alcuni che nascondono qualche scheletro nell'armadio ed altri che ricorrono ai più artificiosi espedienti per denunciarli. Certo, molte sono accuse portate avanti da giornali schierati e devono trovare riscontri nelle indagini della magistratura. È indubbio, tuttavia, che la percezione dell'opinione pubblica non è quella di una lotta di idee, di programmi partitici, di campagne politiche, bensì quella di una guerra di scandali, dalla quale uscirà il più forte (o il più appoggiato, o il più coperto, o, magari, il più pulito).

È comunque una battaglia fondata sul "J'accuse", dove le distanze ideologiche perdono importanza di fronte all'arroganza di uno scontro giuridico. In tutto questo i cittadini vengono sviati, allontanati dalle reali questioni politiche del Paese e narcotizzati da questo cocktail di scandali e polemiche.

E allora, su cosa dovrebbe basarsi la fiducia ad un capolista o ad un partito? Affidare le proprie domande e dare il proprio sostegno ad un gruppo è sempre meno legato all'ideologia, quanto alla percezione che si ha della sua posizione giuridica, della sua trasparenza in contrapposizione agli altri. Forse non è più la distanza ideologica a dare un quadro del sistema partitico italiano, quanto lo scegliere i rappresentanti che colpiscono di più per la propria "purezza" giudiziaria. Ecco quindi che si va sempre più verso un pluralismo segmentato, in cui ciascun partito dice la propria sul panorama politico nazionale, interscambiandosi senza (o quasi) alcuna logica identitaria. Alleanze assurde (vedi in Sicilia) e divorzi eclatanti scandiscono i tempi di un momento politico che pochi benefici porta alla collettività.

Fidarsi, dunque, di chi? L'impressione è che la scelta divenga sempre più difficile e che, comunque, riuscirà a saziare solo parzialmente i cittadini.

Fonte foto:thefrontpage.it

Emanuele Rizzo