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i giovani italiani sono i nuovi "cinesi" d'europa?

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Mentre la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca, in Italia la Legge 30/2003, Legge Biagi, resiste senza opponenti dopo anni. Politiche volte all'aumento della flessibilità del lavoro hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Tali politiche hanno spesso conseguenze sulla performance dell'economia: una minor domanda di beni a causa di più bassi livelli di reddito e, quindi, una maggiore incertezza.

L'Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda, incluso interventi sui programmi relativi all'istruzione e alla cultura. Ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori deve es­­sere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale. I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato nove volte maggiore di un lavoratore regolare, fino al 40% dei lavoratori precari è laureato. Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call-center, perché spendere tanto per istruirli? (di Joseph E. Stiglitz Premio Nobel per l'Economia).

Oggi grazie a questi cambiamenti, il nuovo lavoro dei giovani e' diventato "cercare lavoro" quasi come una caccia all'oro nel deserto. La disoccupazione dilaga come un virus e chi non ne e' affetto sta aspettando il suo turno. La cosa disumana è che per non esserne contagiati ci si deve far violentare corpo e mente da chi, per quattro soldi compra le paure e la libertà di gente onesta che vorrebbe solo un lavoro "dignitoso". Se e' vero, quindi, che il lavoro nobilita l'uomo, il nostro sta diventando un paese di barboni. Oggi il tasso di disoccupazione dei giovani compresi tra 18 e 24 anni secondo l'ISTAT e' del 26,8%. Sono i giovani che dovrebbero creare la famiglia di domani e che già da soli non riescono ad arrivare a fine mese. Allora ci chiediamo: quale futuro ci aspetta? Perché stiamo a guardare in silenzio la nostra disfatta?

Fonte foto:bernardoindelicato.blogspot.com

Lara Sulfaro