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Aung San Suu Kyi.. la leader birmana è finalmente libera

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Dopo quindici anni di reclusione, sette consecutivi, la leader dell'opposizione Birmana Aung San Suu Kyi è libera.

La donna è stata liberata intorno alle 11: 45, ora italiana, di Sabato 13 Novembre, ha subito voluto parlare ai migliaia di sostenitori che si erano affollati attorno alla sua abitazione a Rangoon. «Lavorare insieme, all'unisono per raggiungere il nostro obiettivo», queste le prime dichiarazioni della donna all'euforico popolo di sostenitori raccolti attorno alla villa che per anni è stata la sua prigione.

Suu Kyi ha 65 anni, conosciuta per non essere mai scesa a patti con il regime ha vissuto una vita travagliata. Suo padre, il generale Aung San, mori quando lei aveva appena 2 anni, ucciso dai suoi avversari politici, da allora la madre Khin Kyi diventò un personaggio politico di rilievo in Birmania, e nel 1960 ottenne l'incarico di ambasciatore in India.

Suu Kyi seguì sempre la madre, studiando nelle migliori scuole d'India e Inghilterra. Conseguì la laurea in Scienze Politiche, Economia e Filosofia ad Oxford e cominciò a lavorare per le Nazioni Unite. Nel 1988, per accudire la madre gravemente malata, tornò in Birmania. In quello stesso periodo il Generale Saw Maung istaurò il regime militare che è tutt'ora presente in Myanmar. Nello stesso anno fondò la LEGA NAZIONALE PER LA DEMOCRAZIA, un anno dopo fu condannata per la prima volta agli arresti domiciliari con la concessione di poter abbandonare il paese. Lei rifiutò. Nel 1990 la Lega per la democrazia vinse le elezioni in maniera schiacciante consegnando a Suu Kyi la carica di primo ministro. I militari preserò però il potere con la forza annullando cosi il voto del popolo. Nel 1991 Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la pace per aver sposato la causa del suo paese in maniera non violenta. Usò i soldi del premio a favore del sistema sanitario e di istruzione Birmano. Nel 1995 le furono revocati i domiciliari ma non potè comunque lasciare il paese. Nel 2002, solo dopo l'intervento delle Nazioni unite, le fu riconosciuta una maggiore libertà d'azione. Nel Maggio del 2003 si consumò un altro dramma nella vita di Aung San Suu Kyi, mentre era a bordo di un convoglio un gruppo di militari aprì il fuoco uccidendo molte persone che erano con lei che riuscì a salvarsi, ma fu nuovamente condannata ai domiciliari.

Il caso di Aung San Suu Kyi divenne presto un argomento di interesse internazionale. Stati uniti d'America ed Europa si resero protagonisti di numerose pressioni sul governo di Myanmar. Nonostante tutto gli arresti le furono rinnovati di anno in anno. Solo oggi, dopo sette anni consecutivi di domiciliari, Aung San Suu Kyi è finalmente libera, dopo aver ricevuto in questi anni anche la Medaglia d'Onore a favore dei diritti umani da parte del Congresso degli Stati Uniti.

Non sono tardate ad arrivare le dichiarazioni di Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. «Questa volta - si legge in un comunicato - le autorita' devono garantire la sicurezza di Aung San Suu Kyi. Devono anche porre fine alla perenne ingiustizia dell'imprigionamento per motivi politici. La comunita' internazionale (tra cui la Cina, l'India, l'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico e le Nazioni Unite) deve agire in modo congiunto per impedire al governo di Myanmar di reprimere gli oppositori politici. Il rilascio di Aung San Suu Kyi non deve far dimenticare gli altri prigionieri di coscienza».

«Le schegge di vetro, le più piccole con la forza tagliente e luccicante di difendersi contro le mani che cercano di frantumarle, possono essere indispensabili per chi vuole liberarsi dalla morsa dell'oppressione». Aung San Suu Kyi.

                                                                                                                                                                                                 Philip Emmanuello

Fonte foto:amiciziaitaliabirmania.it