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Morti trasparenti

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Da anni si parla di morti bianche ma di quelle "trasparenti"? Sicuramente vi chiederete quali siano! I "morti trasparenti" sono coloro che disgraziatamente contraggono patologie molto gravi che talvolta causano l'invalidità e, nella peggiore delle ipotesi, la morte. Le cause sono dovute, ad esempio, alle prolungate esposizioni a sostanze cancerogene, chimiche o tossiche.

I "morti trasparenti" perdono tutto, perché, nella realtà, non sono né morti né vivi. La loro aspettativa di vita cambia rovinosamente: non possono più svolgere determinate attività che un tempo si conseguivano con tanto coinvolgimento, ma, allo stesso tempo, non si può neanche andare in pensione pur possedendo l'invalidità civile al 100% con inabilità lavorativa. Questa viene attribuita in modo temporaneo e se si riesce ad andare in pensione ci si deve paradossalmente augurare di avere una recidiva della malattia altrimenti, allo scadere della stessa invalidità, si rimane senza lavoro. Nessuno, però, si augura di ricadere nello sconforto ed affrontare, per l'ennesima volta, un calvario di pre-morte.

Cosa si fa? Si deve necessariamente reagire per cercare altre opportunità lavorative! Si incomincia a lottare contro il sistema tentando di aprire un'attività in proprio (spuntandola sugli impervi cavilli burocratici, le relative onerose tasse ed infine, per non tralasciare, gli scagnozzi della mafia che bussano puntualmente alla porta per importi il pagamento del pizzo). Si inizia a progettare: per aprire un'attività in proprio, cosa si deve fare? Si chiede un prestito! E poi, se sopraggiunge la vera morte? La famiglia del "morto trasparente" dovrà continuare a pagare le rate del prestito, pertanto, si molla tutto e si continua a "vivere" nella rabbia e nell'impotenza.

Chi scrive questo raccapricciante caso è uno dei tanti "morti trasparenti" che ha denunciato il caso all'INAIL di Catania respingendolo, dopo due anni di attesa. Viene presentato un ricorso, ulteriormente respinto ed una delle motivazioni espresse da un medico responsabile INAIL di Catania produce testé parole: «Lei non ha idea di che meccanismo si mette in moto! Denunce, querele e quant'altro» .

Il paradosso vuole che, gli stessi dirigenti INAIL, pubblicano diverse relazioni in cui scrivono: "se un lavoratore entra in contatto con una sostanza cancerogena e contrae una malattia ha diritto al riconoscimento della malattia professionale".

Il caso in questione ha avuto contatto con almeno tre prodotti cancerogeni lavorando in siti in cui sono presenti campi elettromagnetici, campi elettrici e radiazioni ionizzanti, ma a quanto pare tutto questo non basta per avere riconosciuta la malattia professionale. Si dovranno aspettare tempi biblici per avere, sicuramente, altre risposte negative per poi ovviare alle vie legali.

Nella speranza di avere il tempo materiale di gioire di un'eventuale vittoria, si continua a lottare per vincere senza arrendersi mai.

Uno dei tanti morti trasparenti.

Fonte foto:spi.cgil.it