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Escalation di violenza, il mostro che non ti aspetti

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Avetrana, Subiaco, Vibo Valentia, Roma o Milano, provincia o metropoli, luoghi diversi ma simili, distanti ma vicini, caratteristiche diverse ma sempre un'unico comune denominatore, essere teatro di efferati delitti e gesti di brutale violenza. Avetrana, un piccolo paese della Puglia, la tranquillità dell'estate squarciata dalla scomparsa di Sarah, una minuta ragazzina bionda con tanti sogni nel cassetto infranti da un mostro, un parente, una persona vicina, di cui fidarsi, a cui affidarsi; lo zio Michele, come tutti abbiamo imparato a chiamare il reoconfesso dell'omicidio. Poi c'è Sabrina, la figlia di Michele, cugina della vittima, essa stessa succube del padre o complice attiva del delitto, e ancora, notizie di questi ultimi giorni, addirittura non semplice correa con il padre ma forse assassina unica responsabile.

Uno scenario confuso, confessioni e ritrattazioni continue, legami familiari tanto stretti da divenir morbosi, in più i due mesi d'indagine solo poche verità e un'unica certezza l'assassinio di una povera ragazzina.
Cambiando latitudine, cambiando ambiente non cambia il comune denominatore : Violenza.

Una famiglia all'apparenza sana, marito carabiniere, moglie insegnante e tre figli adolescenti; un pomeriggio, una lite tra il papà e la figlia tredicenne, scatenata forse da una lite per l'ultilizzo di Facebook e la follia prende il sopravvento, l'uomo impugna la pistola, uccide la ragazza con un colpo alla testa, insegue e ferisce l'altra figlioletta ed infine si suicida con la stessa arma. Raptus inspiegabili razionalmente, persone apparentemente "normali" che ogni giorno s'incontrano per strada, alla posta, al supermercato, i nostri più stretti vicini. E poi qualcosa, chissà cosa, lo stress, la solitudine dell'anima, la rincorsa frustrante e quotidiana verso un obiettivo di qualunque genere ma non più comune ed ecco che la mente è sopraffatta ed il braccio non segue più la morale, non segue il cuore e per un attimo ci si dimentica di essere "umani", scegliendo la bestialità come mezzo di comunicazione. Tante le domande da porsi, troppe le risposte probabili, con la certezza che ormai ad uscir di casa ci attende solo la paura di essere aggrediti alla fermata del metrò, temiamo per la vita dei nostri figli che a scuola possono essere aggrediti da una banda di bulli. Ma può essere tutto questo diventato un atteggiamento abituale? Qualcosa di cui non meravigliarsi più? Tutto questo in una società moderna, evoluta e democratica sarebbe impensabile. Una società troppo votata al benessere, al lusso e all'idea di dover arrivare ai massimi obiettivi con il minimo sforzo, una società dove si è circondati, soprattutto virtualmente, da migliaia di persone ma dove in fondo si è soli, troppo soli da far dimenticare all'uomo di essere prima di tutto "un animale sociale".

Alessandra Dell'Aquila

Fonte foto:interno.it