Emergenza sovraffollamento carceri in Italia. Lo rivela il "VII rapporto sulle condizioni di detenzione" curato dall'associazione Antigone e presentato oggi a Roma. E nel frattempo decine di strutture carcerarie, in Italia, restano abbandonate.
S’intitola “Da Stefano Cucchi a tutti gli altri. Un anno di vita e morte nelle carceri italiane” ed è il VII rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, curato dall’Associazione politico-culturale Antigone, e presentato oggi a Roma proprio alla presenza dei familiari di Stefano Cucchi, in occasione dell’anniversario della sua morte. Il rapporto ci dà una fotografia del nostro paese attraverso le presenze in carcere: fotografia tanto impressionante quanto prevedibile visto che da anni, ormai, proprio dalle carceri italiane, si alza il grido sordo e non accolto dell’emergenza sovraffollamento.
I numeri - I numeri del rapporto in questione sono, a dir poco, agghiaccianti: i detenuti presenti nei 206 istituti di pena sparsi su tutto il territorio italiano ed esaminati dall'associazione tra giugno e luglio scorsi, sono 68.527 a fronte dei 44.612 posti letto regolamentari. Il 43,7% dei detenuti è imputato mentre 15.233 sono quelli in attesa di giudizio (record assoluto in Europa); 28.154 sono i detenuti che hanno commesso violazioni della legge sulle droghe, 11.601 quelli che devono scontare una pena inferiore a un anno, 5.726 i detenuti italiani imputati o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, 1437 gli ergastolani italiani e “solo” 54 quelli stranieri. Le donne costituiscono il 4,35% del totale e 57 sono i bambini sotto i tre anni ospitati in carcere con la madre. Per loro esistono 18 asili nido. Sono 7.311 i detenuti con meno di 25 anni e 463 gli ultrasettantenni. Gli analfabeti sono 930 e 2.342 i detenuti senza titolo di studio; 9.197 quelli che hanno finito la scuola elementare mentre 595 sono laureati. Il costo medio per un detenuto è di 113 euro; per pasti, igiene e trattamento rieducativo si spendono 7,36 euro. Ed è proprio alla luce di questi sconvolgenti dati che si contano già più di 1.300 richieste di ricorso alla Corte Europea per i diritti umani contro le condizioni di vita inumane.Frena l'aumento delle presenze, ma cresce il numero di stranieri – Dal rapporto dell’associazione Antigone emergono, anche, altri dati: nei primi sei mesi del 2010 i reclusi sono aumentati di 3.647 unità ogni 30 giorni, negli ultimi tre mesi sono cresciuti di sole 269 unità. Secondo i dati dell'Osservatorio dell'associazione, infatti, per tutto il 2009 i detenuti sono cresciuti di 555 unità al mese; per il primo semestre 2010 la crescita è stata di 607 al mese, mentre nell'ultimo semestre invece di sole 89 unità. E questa diminuzione riguarda sia gli italiani che gli stranieri. Secondo l’associazione la diminuzione dei detenuti potrebbe dipendere proprio dal “fatto che i poliziotti arrestano meno per il 'tutto esaurito' nelle carceri". Il che è, a dir poco, raccapricciante. A fronte di questa “improvvisa” frenata di afflusso carcerario, però, un altro dato desta particolare preoccupazione: quello dell’aumento di detenuti stranieri. Solo dieci anni fa erano 14.057 i detenuti stranieri presenti nelle nostre carceri, oggi, invece, se ne contano 25.164. In dieci anni sono cresciuti di 11.107 unità. Un aumento che, secondo l'associazione, è provocato da leggi che puniscono l'inottemperanza dell'obbligo di espulsione e prevedono aggravi di pena per i recidivi. Il panorama etnico della presenza straniera nelle carceri vede i detenuti marocchini al primo posto con 5.330 presenze, seguiti da tunisini e romeni.
Crescono i detenuti padani – Ma i detenuti stranieri non sono gli unici ad aumentare di numero. I detenuti di origine settentrionale risultano essere 9.782, quasi il 15% del totale delle presenze e il 25% degli italiani in galera. In particolare, cresce la presenza di detenuti di origine padana, e crolla quella dei meridionali (pugliesi, campani, calabresi, siciliani e sardi). In totale i detenuti originari del centro-nord sono più numerosi di quelli originari del centro-sud. Le quattro regioni più a rischio criminalità (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria) producono 17.439 detenuti, erano 25.668 nel 2001.
Resta l'emergenza suicidi – Il sovraffollamento, però, non è l’unico problema delle nostre carceri. Resta anche l’emergenza suicidi avallata, anche, dalle pesanti carenze del personale penitenziario. Sono 178, contro un organico previsto di 204, i magistrati di sorveglianza. Ciò vuol dire, secondo Antigone, che ogni magistrato deve occuparsi di 394 detenuti per un totale , visto che la media delle domande é di dieci l'anno a detenuto, di circa 4 mila procedimenti ogni giudice. Ciò significa che il magistrato dovrebbe concluderne 10 al giorno compresi i giorni festivi. Le carenze riguardano anche gli educatori e gli assistenti sociali: ne sono previsti rispettivamente 1.331 e 1.507; in servizio al primo settembre scorso erano 1.031 gli educatori e 1.105 gli assistenti sociali, un operatore ogni sessanta detenuti.
Curiosando proprio sul sito dell’associazione Antigone e mettendo a confronto, ad esempio, le condizioni di due delle maggiori realtà carcerarie siciliane (Bicocca e Piazza Lanza) i dati parlano chiaro: se le condizioni del carcere di Bicocca sono buone, senza sovraffollamento, con manutenzione costante realizzata dai detenuti, celle capienti, pulite e adeguatamente separate dagli altri locali, personale sanitario adeguato e 260 agenti di polizia penitenziaria, nonostante una presenza di 179 detenuti (al 31.12.2004) a fronte di una capienza regolamentare di 124, le condizioni del carcere di Piazza Lanza, invece, sono pessime. La scarsa offerta di interventi trattamentali e l’assistenza sanitaria carente qualificano questo carcere come uno dei peggiori d’Italia. Risultano pessime, a tutti i livelli, le condizioni generali esterne ed interne: le celle sono sovraffollate (8 persone), i gabinetti e le docce sporchi, gli spazi per la socialità inesistenti, la cappella funge anche da laboratorio per iniziative trattamentali, le presenze sono, in media, di 480 unità (459 uomini, 30 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 241. Una decina i detenuti malati di HIV e un numero imprecisato di alcolisti.
E pensare che in Italia esistono decine di strutture carcerarie realizzate e mai aperte o, peggio, ultimate, abbandonate, ristrutturate e mai aperte. Solo per citarne alcune: Bovino (in provincia di Foggia), Monopoli (in provincia di Bari), Morcone (Benevento) e Busachi (Sardegna). Del resto, l’Italia è anche questo.
Fonti:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/10/22/visualizza_new.html_1729794893.html
http://www.associazioneantigone.it/Index3.htm
Emanuela Annita Scuderi
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Carceri: è emergenza sovraffollamento













