Decisamente più drammatico l’altro episodio, verificatosi allo stesso giorno e nello stesso ospedale. Durante un parto, i ginecologi che assistevano la neomamma, Ivana Rigano, concordavano nella necessità di praticare un parto cesareo, visto che il parto naturale avrebbe provocato danni al piccolo Giosuè Mangraviti. Quest’ultima scelta è stata, invece, disposta dal primario Francesco Abete, con l’effetto di far andare il neonato in asfissia e di provocare tre ischemie celebrali, la paralisi del braccio sinistro e un’insufficienza renale e cardiaca: è ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale, in stato di coma farmacologico. Il padre Nicolò Mangraviti ha presentato denuncia ai carabinieri, mentre il sostituto procuratore Anna Maria Arena ha aperto un’inchiesta contro ignoti. E’ comunque di questa mattina la notizia dell’uscita dal coma del piccolo, le cui condizioni sono serie ma in netto miglioramento.
Parole di condanna sono arrivate dal senatore del PD e presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, Ignazio Marino, che ha anche annunciato di aver inviato sul posto i Nas dei carabinieri per avviare un’istruttoria. Commenti anche da parte del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha espresso la necessità di attuare interventi immediati e di fare chiarezza in un rapporto, quello tra medico e paziente, sempre più caratterizzato dalla diffidenza e dalla sfiducia.
Michele Patanè
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Messina, altri due casi di malasanità in sala parto













