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Giovanni Brusca indagato per estorsione e patrimonio illecito

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L'ex boss rischia di perdere la protezione concessa ai collaboratori di giustizia

 

Palermo 17-09-2010. L'attività criminale di Giovanni Brusca, noto pentito mafioso, uno degli esecutori materiali della strage di Capaci del 1992 dove furono assassinati Giovanni Falcone, la compagnia Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta, continua anche dal carcere.

L'ex boss di "Cosa Nostra", arrestato nel 1996 ad Agrigento (e da allora collaboratore di Giustizia), sarebbe indagato per riciclaggio, fittizia intestazione ed estorsione aggravata. I carabinieri del gruppo di Monreale, in queste ore, stanno perquisendo le abitazioni di familiari e persone vicine al Brusca nelle province di Palermo, Roma, Milano Chieti e Rovigo in cerca del "tesoretto" nascosto dal mafioso negli ultimi anni. Le indagini, che hanno portato alla scoperta dei beni illeciti, sono iniziate due anni fa, scaturite dalle intercettazioni che hanno incastrato Domenico Raccugila, boss di Altofonte (latitante da 13 anni) e hanno contribuito alla sua cattura il 15 novembre 2009 a Calatafimi, nel trapanese. Il pentito rischia ora di perdere i privilegi avuti negli anni di detenzione grazie al programma di protezione per i collaboratori di giustizia e sarà sentito nelle prossime ore dai magistrati. Brusca non è il primo a finire sotto indagine dopo essersi pentito, in passato anche a Totuccio Contorno e Balduccio Di Maggio fu tolta la protezione, perché dopo essere stati rilasciati tornarono a Palermo (il primo) e San Giuseppe Jato (il secondo) per regolare i conti con le famiglie nemiche.

Antonello Ciccarello