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Strage di Beslan: per non dimenticare

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Immagini di bimbi che hanno smesso di giocare. Non più vita ma morte, non più futuro ma presente precocemente spezzato dalla ferocia e dalla brutalità dei terroristi ceceni. Non resta più nulla della scuola dopo della terribile strage di Beslan. Era il primo giorno di scuola, quell'1 settembre 2004, molti bambini avrebbero dovuto cominciare il lungo cammino dell'istruzione, dell'educazione e della cultura, ma purtroppo non è stato così. Un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Questo è stato solamente l'inizio di un calvario fatto di torture e sangue durato tre lunghissimi giorni e finito in tragedia. Il bilancio finale di questa tremenda sciagura vede centinaia di morti, di cui la maggior parte di essi sono bambini.

Tutto questo dolore non può passare inosservato, chiunque dotato di una coscienza dovrebbe soffermarsi a riflettere sull'atrocità di questo fatto. Ci sono di mezzo degli innocenti, è già difficile da "digerire" se si tratta di civili adulti, lo è ancor di più se vengono coinvolti dei bambini.

La storia del mondo conta un'infinità di massacri come questo ma della maggior parte di essi non ci è arrivata alcuna testimonianza, impedendoci così di prendere obiettiva conoscenza di tali eventi. Oggi, invece, viviamo in una società che ci mette davanti al fatto compiuto, sbattendoci costantemente in faccia immagini che non hanno bisogno di parole per essere descritte. In quei giorni i giornali di tutto il mondo pubblicarono le immagini brutali del tremendo massacro, sollevando una miriade di polemiche. Esiste un'etica che in pochi considerano. Di contro, esiste anche un'indifferenza sociale paurosa che induce chi ha il compito di informare a prendere decisioni estreme come pubblicare certe immagini per scuotere le coscienze degli indifferenti.

Qualunque genitore vorrebbe non vedere mai certe immagini e per senso di protezione vorrebbe che i propri figli non le guardassero mai. Sarebbe bello se crescessero in un mondo sano ed impedire loro la visione di questa crudeltà li tutelerebbe in qualche modo. Prima o poi, però, arriverebbe il momento in cui anche loro dovrebbero fare i conti con la triste realtà fatta di guerre, stragi e tanta cattiveria.

Quella di Beslan non è stata una guerra ma quasi e merita un ricordo perché, oltre alle immagini facilmente reperibili dai media, adesso di questa straziante vicenda non rimane che l'incubo, il feroce ricordo di quei momenti di terrore che quotidianamente assale i superstiti e i parenti degli innocenti scomparsi. Un terribile monito per tutti.

Pasqualina Scuto