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Pena di morte, battaglia di civiltà

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sakineh_mohammadi_ashtiani
carlabruni

IRAN - Sakineh Mohammadi Ashtiani, è questo il nome dell'ennessima condannata a morte sentenziata in Iran, pena capitale che dovrebbe essere eseguita con la peggiore delle esecuzioni; lapidazione.

Procedura, barbara e crudele, che infligge al condannato sofferenza e dolore, prima ancora della morte. Con questo tipo di esecuzione la morte sopraggiunge al condannato dopo l'interminabile tempo di circa 30 minuti, dopo incredibili sofferenze inflitte dal lancio di pietre che, come recita la legge ,"non devono essere troppo grandi da causare la morte con il lancio di uno o due sassi, ma al tempo stesso non devono essere talmente piccole da non potere essere definite pietre * "

Ad oggi la grande mobilitazione di massa creata dai media mondiali, grazie alla lettera aperta diffusa dall'avvocato della donna, Mohammad Mostafaei, (ndr noto per le grandi battaglie a favore dei diritti umani) ha portato le fasce meno estreme dell'Iran a riesaminare il caso che ha fatto emergere nuovi dubbi, primo fra tutti sono le dichiarazioni della stessa condannata, la quale ritratta la confessione dicendo che la stessa era stata estorta con la forza e sotto la minaccia degli inquirenti. Il caso della giovane donna iraniana risalta, ancor oggi, soprattutto per i duri attacchi rivolti alla premiere dame Carla Bruni, (ndr colpevole di sostenere la civile battaglia per la salvezza di Sakineh) definita dal quotidiano iraniano Kayhan, "la prostituta italiana" e dichiarando, inoltre, che ella stessa meriterebbe la pena di morte per i suoi comportamenti immorali **. Dure le repliche del governo francese che, attraverso i canali diplomatici, ha fortemente contestato il quotidiano iraniano ed il resto della stampa allineata alle medesime posizioni, ma malgrado le immediate distanze degli organi ufficiali iraniani, i media locali continuano i loro attacchi nei confronti di tutte le personalità accorse per la salvezza di Sakineh.

Sempre più difficile il dialogo europeo nei confronti di questi stati integralisti, che continuano le loro battaglie incivili, “guardando la pagliuzza nell’occhio del fratello, non accorgendosi delle travi presenti nei loro occhi”. Importante sarebbe oggi da parte degli stati europei che mantengono rapporti politico economici con questi paesi, far pesare nei loro confronti il rispetto dei diritti umani, il rispetto della vita ed il rispetto della libertà di espressione da loro pretesa nei nostri paesi, ma violata nelle loro realtà.

Dovremmo avviare una seria riflessione per un confronto alla pari verso coloro i quali si affermano come gli interlocutori economici del terzo millennio, continuando a dare loro rispetto dignità e libertà, ma facendo sì che loro stessi si evolvano partendo in primis dal rispetto della vita umana.

Fermare  la pena capitale nel mondo, non soltanto in quello islamico, diverrebbe la prima vera grande conquista di civiltà dell’intera umanità. Ci sia permessa un'ultima riflessione: "Non ci si può oggi definire civili autorizzando l’omicidio di stato".

Piero Pellerito

 

 

* http://it.wikipedia.org/wiki/Lapidazione

** http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_lapidazione_adulterio