In un assolato e afoso 19 luglio, è difficile scrivere qualcosa che non suoni banale, retorico, scontato e convenzionale.
E' difficile rivolgere un pensiero tanto semplice quanto sincero e scevro da condizionamenti e suggestioni. Proprio per non minimizzare quello che questo giorno ricorda nel suo 18° anniversario, il pensiero va a chi combatte ogni giorno per tentare di rendere questo mondo un po' più vivibile. Il pensiero va si, come è ovvio, al giudice Borsellino, alla sua famiglia, all'amico Falcone e la moglie, uccisi due mesi prima in quella che fu soprannominata la Strage di Capaci, ma va anche a tutti gli uomini e alle donne della scorta di cui troppo spesso, ci dimentichiamo. Erano uomini e donne con nomi, volti, famiglie e vite spezzate, incolpevoli di un lavoro tanto difficile quanto glorioso: Agostino Catalano, Emanuela Loi - prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio - Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Antonio Vullo, unico sopravvissuto di via D'Amelio, insieme ai colleghi periti a Capaci, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Uomini e donne caduti da eroi, diventati simbolo loro malgrado e che ognuno di noi ha il dovere di ricordare.
E' proprio nella giornata del ricordo più sincero che le commemorazioni si sono diffuse in tutta Italia, su internet e sui social network più in voga, anche se a Palermo, in troppi, hanno scelto di restare nelle loro case; domenica 18 maggio, ad esempio, la marcia delle "Agende Rosse" ha avuto una scarsissima adesione e la mattina del 19 maggio in Via D'Amelio, dove l'associazione "19 luglio" ha organizzato un presidio, le partecipazioni si contavano sulle dita delle mani, mentre dall'altro lato della città, all'interno della caserma della polizia di Stato "Lungaro", il presidente del Senato, Renato Schifani, deponeva una corona di fiori in memoria delle vittime della strage.
E mentre la giornata è continuata con gli spettacoli organizzati dalle associazioni, i canti e i giochi dei bambini, alle 16:58, ora della strage, si è osservato un commovente e toccate minuto di silenzio, per poi proseguire, intorno alle 18, con un corteo che è arrivato fino all'albero Falcone e al quale hanno aderito 12 associazioni nazionali e cittadine. La giornata si è poi conclusa con la fiaccolata silenziosa organizzata da "Giovane Italia", partita da piazza Vittorio Veneto e arrivata, intorno alle 23, proprio in via D'Amelio. Le parole, i messaggi e le lettere non sono mancati nemmeno dagli esponenti del nostro Governo, primo tra tutti il presidente Napolitano che, nelle "affettuose telefonate" ad Agnese Borsellino e Maria Falcone, ha rinnovato i sentimenti di viva solidarietà e profonda indignazione all'indomani dell'atto provocatorio e vandalico dello sfregio delle statue di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e in occasione dell'odierno anniversario, ha esaltato la memoria sempre viva dei due eroici magistrati. Non sono mancate nemmeno le polemiche. Rita Borsellino ha contestato l'assenza degli esponenti governativi dai luoghi della strage, mentre Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, ha rivendicato la sacralità di quei luoghi, sostenendo di essere presente in Via d'Amelio, proprio «per impedire alle istituzioni di porre delle ipocrite corone su questo che è un posto sacro. Bisogna assicurare prima la verità e la giustizia».
Dietro le immagini dei palazzi sventrati dai cento chili di tritolo che fanno da cornice a una delle pagine più atroci e cruenti della storia italiana e, soprattutto, siciliana, si nascondono, però, ancora oggi tante verità irrisolte. La verità di Totò Riina, ad esempio, che ha sempre sottolineato l'estraneità di "Cosa Nostra" rispetto alla strage; la verità di Massimo Ciancimino, che in questi anni ha informato gli inquirenti della presunta trattativa fra Stato e mafia; o ancora, la verità dell'agenda rossa dello stesso giudice Borsellino, sparita misteriosamente pochi minuti dopo l'agguato e mai più recuperata. E mentre i magistrati della Procura di Caltanissetta indagano, ancora oggi, sui mandanti, sugli esecutori e su quelle verità nascoste, denunciando un "depistaggio colossale" delle indagini, il pensiero, in quest'afoso e assolato 19 luglio, si è liberato da ogni ipocrisia, polemica o riserbo per tingersi solo di rispetto, omaggio e attenzione: un rispetto e un'attenzione dovuti e doverosi, di cui ognuno di noi è debitore nei confronti di TUTTI coloro che elevano la loro vita a faro di democrazia e civiltà, contro l'illegalità, gli abusi e le corruzioni.
E allora lasciamoci andare al ricordo, alla commozione, al rispetto e a quel "dovere morale" che grava su tutti noi, non solo in questa giornata commemorativa, ma in ogni piccolo gesto, minuto o attimo della nostra vita di tutti i giorni. Perché è nel senso del dovere e del coraggio che uomini come Borsellino hanno costruito le loro idee e la loro forza. Idee che continueranno a "camminare sulle nostre gambe", su quelle dei nostri figli e dei loro figli, continuando e continuando perché la lotta alla mafia, "nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità" (tratto da un discorso di Paolo Borsellino ai cittadini siciliani).
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/07/17/visualizza_new.html_1853198314.html
Emanuela Annita Scuderi
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19 luglio 2010: 18 anni di ricordi













