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Storia e mito del lago d’Averno

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La leggenda del lago posto sotto sequestro in questi giorni dalla Dia, alla luce della realtà storica

 

Ė di questi giorni la notizia riguardante il sequestro, effettuato nel corso di un blitz della Dia, del Lago d’Averno, leggendario specchio d’acqua dei campi Flegrei, dal 1991 di proprietà di Gennaro Cardillo, in carcere con l’accusa di essere legato al clan dei Casalesi. La storia del lago, che giace all'interno di un cratere vulcanico spento, nato 4.000 anni fa, è fascinosamente legata al mito: Virgilio, infatti, lo canta come ingresso agli Inferi e Omero da qui vi fece discendere Ulisse, per conoscere il futuro dall'indovino cieco Tiresia.

A quel tempo l'Averno era interamente circondato da ripide pareti boscose; profondo e spaventoso, non vedeva la luce del sole ed esalava vapori sulfurei. Il termine Avernus deriva appunto dal greco Aornon cioè “luogo senza uccelli” perché le esalazioni di anidride carbonica e gas solforosi allontanavano ogni forma di vita animale. Il nome della zona in cui sorge l’Averno, cioè Adiabene, a quanto pare, significherebbe “non vado oltre”, inteso sia in senso fisico che in senso figurato, come un limite oltre cui c’è la morte.

Secondo quanto ci narra Virgilio, che lo descrisse nel VI libro dell’Eneide, «c’era una grotta profonda e immensa per la sua vasta apertura, rocciosa, protetta da un nero lago e dalle tenebre dei boschi, sulla quale nessun volatile impunemente poteva dirigere il proprio volo con le ali, tali erano le esalazioni che, effondendosi dalla nera apertura, si levavano alla volta del cielo». Da qui Enea discese insieme alla Sibilla cumana che gli ordinò prima di tutto di sacrificare pecore nere e di procurarsi un ramo d'oro da donare a Proserpina, in modo da garantirgli non solo di entrare nel regno dei morti ma soprattutto di uscirne illeso.

Omero invece nell’Odissea racconta che sia stata la maga Circe ad indicare a Ulisse la via per raggiungere l’inferno pagano ed evocare l’ombra dell’indovino Tiresia.

Ma la storia riporta che in epoca romana Ottaviano, allora in guerra con Sesto Pompeo, incaricò Agrippa di trasformare il lago in un porto, il Portus Iulius, scavando un canale che mettesse l’Averno in comunicazione con il lago Lucrino e facendo tagliare la selva che rendeva scura l’acqua. Il porto ebbe comunque vita breve  e il canale fu presto interrato. In seguito anche Augusto, divenuto imperatore, ordinò che la zona venisse purificata dalle tracce della guerra civile e riconsacrata alle divinità della tradizione.

Oggi, intorno al lago, è ancora forte il desiderio di riscatto e purificazione, alla luce di questo perciò i recenti episodi suonano come una significativa riconquista.

Venera Tripoli