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Legge bavaglio: si attende l'esito della camera

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Dopo il sì del senato, il decreto rischia di diventare legge a tutti gli effetti

Non si placano le contestazioni contro il decreto legge sulle intercettazioni telefoniche, denominata da tutti come “legge bavaglio”. Sit-in di proteste nelle piazze e appelli di ogni tipo, sono ormai diventati innumerevoli. Ma che cos'è veramente questa fantomatica legge bavaglio? Cerchiamo di capirne di più.

Se il decreto venisse approvato dalla camera, dopo aver già ricevuto il sì da parte del senato, potrebbe divenire una legge di stato, cambiando così molto delle regole riguardanti le intercettazioni. Tale decreto influirebbe su giornalisti ed editori, che si vedrebbero obbligati a forti limitazioni d'informazione. Anche le indagini da parte di giudici e polizia giudiziaria subirebbero notevoli limitazioni nelle dinamiche di intercettazione. Mentre fino ad ora, infatti, per mettere sotto controllo un'utenza telefonica occorre l'autorizzazione del magistrato, con le nuove norme potrebbero essere intercettate solo le persone sospettate di aver commesso reati molto gravi quali: mafia, terrorismo, sequestro di persona, stalking e tutti quei reati con più di 5 anni di reclusione.

 I telefoni, inoltre, potrebbero essere tenuti sotto controllo esclusivamente per la durata di 75 giorni, e non come avviene adesso per tutta la durata necessaria alle indagini. Niente cimici in luoghi pubblici e privati se non per un massimo di 3 giorni, prorogabili per altri tre. Cambierebbero, così, anche le regole dei processi. Qualora, infatti, si dovesse decidere la sorte di un imputato con processo già in atto, tramite intercettazioni o registrazioni fatte al di fuori dei 75 giorni per le prime e dei 3 giorni per le seconde, queste non avrebbero più alcun valore giuridico. Le telecamere all'interno delle aule di tribunale non sarebbero più consentite, se non dietro assenso della corte d'appello. Anche i giornalisti non avrebbero vita facile, poiché qualora volessero pubblicare delle intercettazioni, su cui vige il segreto istruttorio, rischierebbero un mese di carcere, o in sostituzione, pagherebbero una sorta di cauzione/multa di 281 euro. Nessun provvedimento è previsto per gli editori. Fino al termine di una qualsiasi udienza, gli atti d'inchiesta non potrebbero essere pubblicati in versione integrale. Le intercettazioni, invece, non potrebbero essere pubblicate né integrali né in forma di riassunto fino al processo.

 Nel caso tale regola non venisse rispettata, il giornalista rischierebbe un mese di carcere oppure 10 mila euro di multa. Gli atti d'indagine, invece, potranno essere pubblicati solo riassuntati e mai tra virgolette. Per gli editori che pubblicassero brani testuali di intercettazioni, sarebbe prevista una multa di 300 mila euro. Aumenterebbe poi a 450 mila euro qualora si trattasse di intercettazioni di persone estranee ai fatti. Vigerà, inoltre, la cosiddetta norma “salva preti”. Vale a dire che se un sacerdote venisse indagato o arrestato, bisognerebbe avvertire il vescovo cui afferisce il prete. Mentre per vescovi e gradi più alti bisognerebbe rivolgersi direttamente alla segreteria di Stato Vaticana. Per sapere quale sarà il finale della questione, non ci resta che attendere le decisioni della camera.

Roberta Tomaselli