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La giurisprudenza torna in Teatro

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La pratica universitaria mista alla finzione teatrale.

E’ questa, in estrema sintesi, lo scopo e, al contempo, la funzione svolta dal “Processo Penale Simulato”, ossia uno dei più interessanti progetti didattici offerti dall’Università di Catania e, nella fattispecie, dalla Facoltà di Giurisprudenza.

Organizzata ogni anno dalla cattedra di Diritto Processuale Penale, nella persona della dott.ssa Dina Di Martino, con la preziosa collaborazione del Procuratore della Repubblica dott. Renato Papa che ne cura la regia, la simulazione processuale è l’occasione offerta a studenti e dottorandi di “dare corpo” alle farinose e spesso, caotiche nozioni didattiche che molte volte, nel lungo percorso formativo intrapreso fino alla laurea, restano segregate solo alla teoria. I ragazzi hanno, così, l’opportunità di alzare la testa dai loro polverosi libri per capire il funzionamento di questa macchina oscura e complicata che è il processo penale e, attraverso un’intensa attività di ricerca e un approfondito studio del “caso” di specie, danno vita ad un processo penale con tutti gli annessi e i connessi, e con in più la leggerezza tipica della commedia teatrale e del musical.

Giunto oramai alla XII edizione, il processo penale di quest’anno, andato in scena venerdì 30 aprile presso il cine-teatro Ambasciatori di Catania, ha rappresentato un caso che, negli anni 60, suscitò scandalo e scalpore: “L’Affaire Bebawi”. Erano gli anni della “Dolce Vita” e della Belle Epoque,  gli anni di quella Roma bella, briosa e intellettualmente acuta che precedeva gli anni di piombo; ed è proprio sullo sfondo della “dolce vita” romana che si sviluppa l’intricata vicenda passionale: Faruk Chourbagi, ricchissimo e bellissimo uomo d’affari egiziano, viene trovato morto nel suo ufficio di via Lazio, a Roma, il 18 gennaio 1964; gli sono stati inferti 4 colpi di pistola da distanza estremamente ravvicinata e sfigurato il viso con del vetriolo.

La polizia scova subito le tracce dei presunti assassini, i coniugi Bebawi: lei, Claire Ghobrial, egiziana dalla bellezza accecante e amante della vittima; lui, Yousseph Bebawi, marito della donna ripudiata secondo la legge coranica.  E’ proprio a partire dal loro arresto che comincia a dipanarsi quello che fu definito come lo “scandalo Bebawi”: un caso giudiziario fatto di 142 udienze e 120 testimoni, che alterna svenimenti in aula a feroci litigate coniugali, che vede le accuse di lei contrapposte alle controaccuse di lui, e dove i due imputati ,da presunti assassini, si trasformano in personaggi pubblici, capaci di incollare l’opinione pubblica ai notiziari dell’epoca, per conoscerne l’epilogo.

Epilogo che arriva puntualmente, dopo 30 lunghissime ore di camera di consiglio: entrambi assolti per insufficienza di prove. I giudici, nonostante la certezza che uno dei due imputati, se non addirittura entrambi, fosse l’assassino del giovane Faruk, non pervengono a quella che in gergo si definisce “prova certa” e, nel dubbio, li assolvono entrambi. Quando poi, in Appello, i due saranno entrambi condannati a 22 anni di reclusione, sentenza che poi verrà confermata anche in Cassazione nel 1974, l’esistenze dei due diabolici consorti saranno ormai troppo lontane per la giustizia italiana: ormai divorziati, lei si rifugerà al Cairo e lui in Svizzera con i figli.

La rappresentazione ha riprodotto, ovviamente, solo il procedimento di primo grado, grazie alle informazioni tecniche ricavate dalla sentenza del processo di cui i ragazzi sono venuti in possesso, nonostante le enormi difficoltà pratiche di un caso giudiziario svoltosi negli anni 60 con un rito procedurale diverso da quello attuale. Un sentito plauso, allora, è da fare non solo agli organizzatori di questa notevole iniziativa, la dott.ssa Dina Di Martino e il dott. Renato Papa, ma anche allo staff del Teatro Stabile, ai musicisti Donatello Nicosia e Salvo Longo, e alla gentile collaborazione di Marella Ferrera che ha curato gli abiti della protagonista.

Ma un grande, grandissimo merito va soprattutto a nostri “attori per un giorno” i quali, non solo hanno superato gli ostacoli pratici e teorici connessi all’evento, ma hanno soprattutto vinto l’emozione e la paura di un palcoscenico; si tratta di: Maria Catanzaro e Stefano Drago nel ruolo dei coniugi Bebawi, Adriano Tringali nel ruolo di Faruk Chourbagi, Salvatore Valenza e Denise Zaksongo rispettivamente Presidente del Tribunale e Giudice a latere, Elisa Vizzini, segretaria di Faruk, Davide Alberghina, medico legale, Elena La Spina, commissario di polizia, Luana Calì e Roberta Addario, difensori degli imputati, Nicoletta Murabito e Stefano Zanghì nel ruolo dei PM, Salvatore Lo Curlo nel ruolo dell'usciere, e Gabriele Costantino, Carlotta Intelisano, Cristiana Collura, Vanessa Messina, Francesca Cirvilleri, Pietro Cirauto e Antonino Galiano, nel ruolo, tutti, dei giudici popolari. Tutti bravissimi… alcuni, addirittura, superbi.

Emanuela Annita Scuderi