Il settore terziario catanese doveva essere il volano per un'economia anemica e incapace di decollare. Si sta invece trasformando in un essere che non comprende la sua reale natura e che, per questo motivo, si sta lentamente autodemolendo.
Capoluogo e provincia si fronteggiano e si invidiano a vicenda. Non si sviluppa una politica comune capace di far diventare finalmente la città dello Ionio una realtà metropolitana. Mentre nel comune catanese si respira aria di commercio tradizionale con le attività del centro storico alle sue porte si affacciano i grandi centri commerciali pronti a fagocitare ogni genere di potenziale d'acquisto.
Il tutto senza una giusta pianificazione commerciale. Infatti cittadini e commercianti si chiedono come sia possibile un'offerta tanto ampia di fronte a una penuria di danaro nelle tasche dei cittadini. La risposta della comparsa di tanti centri commerciali molti la sanno e molti altri fanno finta di non saperla.
I fatti parlano chiaro. Bisogna dare una scossa ad un ambiente che stenta a risollevarsi. I centri commerciali naturali sono impantanati alla regione e non si vede una soluzione a breve. Occorrono risorse ma le casse del Comune sono vuote e allo stesso modo le idee mancano. Orari e aperture in pieno stile far west con ogni esercizio che fa ciò che vuole.
Unico settore che resiste è quello legato alla movida con i locali del centro che subiscono uno sfruttamento costante. Ma il tutto appare come una vacca a cui capezzoli si attacan tutti con il rischio di trasformarla in uno scheletro deperito.
Ovviamente il quadro risulta ancora più tragico per l'agricoltura e l'artigianato autentici settori fantasma di una provincia in decadenza progressiva. Ma non tutto è tragico. Gli ultimi accordi sul fotovoltaico con l'investimento di Sharp, Enel e St indicano la strada da seguire: le risorse umane. Sembra strano che un posto noto in tutta Italia per il suo alto livello di criminalità si debba affidare proprio all'uomo ma, e questo è sotto gli occhi di tutti, i giovani catanesi emigrano all'esterno per far fruttare le proprie potenzialità che hanno maturato in un ambiente difficile come quello nostrano.
Non tutto è perduto ma molto si sta perdendo. Occorre una scossa o più semplicemente una presa di coscienza da parte di una popolazione assopita, che spesso non conosce i fatti e che ha imparato a convivere con il malaffare. Ma in questo caso il discorso sarebbe lungo e le puntate non mancano.
Antonio Borzì