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Catania: sempre più preda dei centri scommesse

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Catania sempre più preda dei centri scommesse

Catania è sicuramente una delle città in Italia che ha sofferto maggiormente della crisi economica degli ultimi anni. Ma c'è un settore che ha approfittato dell'impoverimento generale della città: il settore delle scommesse sportive.
Prima di analizzare questo fenomeno, è giusto andare indietro nel tempo e scoprire quali sono le basi che hanno portato alla diffusione di numerosi centri scommesse sportive nella città etnea.

Tutto iniziò nel 1998, quando il governo italiano con il decreto 174/98 di fatto disciplinò l'attività delle scommesse sportive. Fu l'inizio di una nuova era, perché fu messo in discussione il ruolo preponderante del Totocalcio (nato nel 1946) e di altri giochi derivati. Così nuovi operatori nel settore delle scommesse sia italiani (in primis la SNAI, che allargò il suo bacino d'utenza) e sia stranieri hanno spodestato il gioco fino a quel momento più amato dagli italiani. Così anche il lessico è cambiato: una volta "si giocava la schedina", adesso "si scommette" o per dirla alla catanese si fanno "le bollette", che possiamo giurarci, sono tanto esose quanto quella del gas o della luce...

Dal 2003 in poi Catania è stata letteralmente invasa da numerosi centri scommesse sportive, che hanno dato una nuova fisionomia alle strade cittadine. Adesso chi vuole aprire un'attività, pensa abitualmente ad un centro scommesse, perché fonte (quasi sicura) di guadagni immediati.

Girando per le vie più popolate del centro cittadino, si scopre per esempio che
- in Via Plebiscito(lunghezza complessiva: 2600 m) vi sono 14 centri scommesse sportive (vale a dire in media uno ogni 185,71 m!)
- in Via Garibaldi (1500 m), 5 centri scommesse sportive (uno ogni 300 m)
- al Viale Mario Rapisardi (2500 m), 7 centri scommesse sportive (uno ogni 357,14 m)
- in Via Vittorio Emanuele (2200 m), 5 centri scommesse sportive (uno ogni 440 m)
I dati pertanto dimostrano che tali attività sono molto fiorenti e abbracciano una clientela ristretta ma molto proficua.
Per non parlare poi della periferia: in quartieri come Librino, Zia Lisa e Villaggio S.Agata, i soli negozi presenti (a parte quelli di prima necessità, come panifici e salumerie) sono i centri scommesse sportive, che danno la possibilità agli abitanti di quei quartieri di giocare tranquillamente sottocasa. Spesso capita di trovarne 3 nel raggio di 200 m (il caso clamoroso di Via Palermo) o persino uno di fianco all'altro.
Nei prossimi anni, il numero di centri scommesse sportive è sicuramente destinato ad aumentare, visto che la febbre da gioco è sempre alta, ma soprattutto visti anche i costi di licenza relativamente bassi e i prezzi delle botteghe in città divenuti più convenienti a causa della crisi. Così si assiste ad un autentico turn-over: negozi di vario genere sempre più in difficoltà devono alzare bandiera bianca a favore di nuovi centri scommesse sportive, mentre chi poi tra questi non è capace di arrivare alla fine del mese venderà la propria licenza a favore di operatori più forti e senz'altro più furbi.
I servizi offerti fanno solitamente la differenza, oltre che al solito passaparola.
Infatti, un centro scommesse di tutto rispetto è dotato di almeno tre postazioni con auricolari dove poter effettuare il gioco, di televisori dove poter vedere in diretta risultati ed eventi (spesso messi anche all'esterno), di bacheche piene di quote e classifiche sempre aggiornate (le cartolerie sentitamente ringraziano, vista la quantità chilometrica di carta utilizzata) , di computer e slot-machine. L'ultima frontiera in città è rappresentata poi dalla presenza di chioschi-bar collegati ai centri scommesse, così tra una scommessa e l'altra, il cliente può consumare un bel caffé. Per non parlare poi di alcuni gestori di campi da calcetto che si sono dotati di piccole salette dove i clienti possono scommettere.
Insomma, questi centri scommesse non si fanno mancare proprio nulla!
Un ulteriore svolta è rappresentata dal poker on-line, dopo l'approvazione del decreto Bersani (2007). Infatti, anche grazie alle martellanti campagne pubblicitarie e alle varie trasmissioni in TV, i scommettitori più accaniti si sono innamorati di questo gioco, alternando gli eventi sportivi più gettonati (calcio e ippica) a partite di poker. Di questo hanno sicuramente cominciato ad approfittare i centri scommesse dove è obbligatoria la registrazione, in passato poco frequentati dagli scommettitori catanesi.
Già la registrazione, argomento scottante.
In molti centri scommesse, il giocatore deve necessariamente aprire un conto affinché possa giocare. Il vantaggio è rappresentato dal fatto che lo scommettitore può tranquillamente giocare da casa attraverso delle ricariche. Partendo dal presupposto, che i giocatori più abituali a Catania sono solitamente uomini di mezza età con redditi e titoli di studio bassi, è molto difficile che questi accettano questa pratica. In passato, i più spregiudicati, pur di non perdere il cliente, davano l'opportunità di giocare, dando delle ricevute di gioco con annessi codici fiscali di altri clienti (o persino parenti inconsapevoli...) che aprivano un conto. L'AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) negli ultimi anni,notando queste continue violazioni sulla privacy ha posto dei rigidi paletti su questo tema, mostrando tolleranza zero verso quei centri scommesse che risultavano poco affidabili, attraverso continui richiami e persino chiusure forzate. Ma sono altre le violazioni che si notano in alcuni centri scommesse: l'accesso al gioco per i minorenni, o l'assoluto mancato rispetto del divieto di fumo. Modi "da sciacalli" per tenersi stretto il cliente. E poi si sa, ogni scommettitore incallito ha nel vizio del fumo il proprio segno distintivo!
Il quadro che si è delineato pertanto è quello di una Catania "a misura di scommettitore", dove vi è inevitabilmente un alto volume di gioco a fronte di numerosi centri scommesse pronti ad accogliere più giocatori possibili, con ogni artifizio. Ormai ci sono più centri scommesse che monumenti... Molti tra l'altro sono i giovani (soprattutto tra le ragazze), che per sbarcare il lunario lavorano presso i centri scommesse, spesso con paghe miserabili.
Ma alla fine, il vero vincitore di questo "mercato selvaggio" catanese è sicuramente lo Stato italiano, che grazie all'alto volume di scommesse e alle percentuali degli operatori in città continua ad incassare con estrema facilità numerosi proventi.
Pasqualino D'Amico