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Manovra:le ragioni dello Sciopero del 12 dicembre

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Equità, tutela di pensionati e lavoratori in difficoltà, lotta agli sprechi. A Catania, riprendere la contrattazione con gli enti locali e aiutare il sistema sociale e produttivo. In Sicilia, riqualificare la spesa e sostenere la crescita per avviare la ripresa. Per una manovra più equa e senza dimenticare le emergenze locali.

Lunedì, 12 dicembre, Cgil, Cisl e Uil provinciali sciopereranno insieme per chiedere, anche da Catania, che la manovra del governo Monti tuteli i più deboli e colpisca i più forti. Alle 17, si terrà un sit-in davanti alla Prefettura con cui saranno manifestate le richieste del mondo del lavoro. In sala Bonaventura, si è svolta una conferenza stampa dove i tre segretari generali provinciali Angelo Villari (Cgil), Alfio Giulio (Cisl) e Angelo Mattone (Uil) hanno illustrato alla stampa le motivazioni nazionali e locali dello sciopero.

«La parola d'ordine è "discontinuità" – ha ribadito Villari – rispetto al passato e alle scelte dell'ultimo governo che hanno provocato troppi danni. Danni gravi che sarà difficile recuperare. È però necessaria quell'equità che in questa manovra Monti ancora manca.

Con questo sciopero il mondo del lavoro si è riunificato per chiedere delle modifiche sostanziali e cioè che rimanga l'indicizzazione per le pensioni medio basse, che l'età per andare in pensione si stabilizzi a 40 anni senza penalizzazioni, che siano tutelati tutti i lavoratori che sono e andranno in mobilità perché espulsi anticipatamente dal ciclo produttivo, che sia graduale l'innalzamento dell'età pensionabile per le lavoratici, che l'imposta sulla casa sia progressiva e che un quota del gettito vada ai Comuni e infine che si attui la riforma degli ammortizzatori sociali».

Per Giulio, «c'è la consapevolezza che la situazione è difficile e merita un contributo da tutti, ma chi ha di più deve dare di più. C'è necessità di misure eque e di toccare gli sprechi della politica e i grandi patrimoni, non impoverendo ulteriormente le famiglie, perché significherebbe ridurre ancora i consumi e portare l'economia alla recessione con grave danni per tutti. Il sindacato chiede di essere sentito perché la massima parte dei sacrifici grava sulle spalle di quanti noi rappresentiamo».

«Ecco perché – ha sottolineato – ora diventa ancora più necessaria la contrattazione territoriale con le amministrazioni comunali, tanto a Catania quanto in provincia, per vedere nei bilanci quali economie fare e quali risorse possono essere trovate per sostenere lavoratori in difficoltà, pensionati al minimo e nuclei familiari monoreddito»

«Chiediamo al governo Monti – ha detto Mattone – di aprire un'interlocuzione per evitare nella manovra quegli elementi di iniquità e disparità che particolarmente alle giovani generazioni impediscono di dare il loro contributo allo sviluppo, al futuro del Paese. Esiste, però, una crisi nella crisi.

È quella di Catania che si è manifestata con la deindustrializzazione, la desertificazione del sistema sociale e produttivo di un intero territorio. Su questo stato di cose, ulteriormente condizionato dal collasso dell'economia globale, ha gravato molto la mancanza di infrastrutture e servizi per le imprese, evidente nella paralisi delle Asi, che impedisce di attrarre nuovi investitori».

Villari, Giulio e Mattone hanno quindi chiesto che tutta la politica ascolti le richieste del sindacato, per avviare una fase di concertazione che abbia come obiettivo la crescita e lo sviluppo.

«In Sicilia – hanno concluso – questa manovra sproporzionata e iniqua rischia di aprire una fase recessiva senza precedenti: tagliare gli sprechi, riqualificare la spesa e tutelare i ceti deboli e sostenere la crescita per avviare la ripresa della nostra regione».

Fonte Foto:aciclico.com

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Comunicato Stampa

CISL Catania