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Bagheria, dodicenne venduta e schiavizzata

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Arrestato il baby-marito. Indagati i "genitori adottivi"
Dodici anni, l'età dei pensieri custoditi tra le pagine di un diario, dei segreti raccontati alle amiche, dei giochi che si allontanano, della voglia di esperienza che si avvicina.
Dodici anni, il primo appuntamento con il mondo degli adulti.
Gli stessi adulti che possono diventare i carnefici più spietati anche di fronte a un'esistenza umana di soli dodici anni.

Cosi è successo a Sara, nome di fantasia "ndr", dato per rispettare l'identità della "protagonista" di questa assurda vicenda, nome dato per identificare una ragazza tradita da quelli che dovevano essere i suoi punti di riferimento.

Originaria di Pristina, dopo la morte della madre rimase ad abitare nella città kosovara insieme ai sei fratelli - di cui uno gravemente malato - fino a quando il padre non l'ha venduta per duemila euro a una famiglia di zingari.

Inizia cosi la sua triste storia.

Forzata a sposare uno dei cinque figli della coppia, viene segregata in casa, ridotta in schiavitù e obbligata a subire le attenzioni sessuali del "marito" quattordicenne e del padre adottivo.
E la sua famiglia di origine? Ai loro occhi doveva fingere di condurre una vita serena e normale.

Una normalità che Sara cerca di ottenere un giorno di tre anni fa quando - rifugiandosi da una vicina che l'accompagna in una casa protetta - decide di denunciare i suoi aguzzini.

A tre anni di distanza sono scattati gli arresti per il baby-marito accusato di violenza sessuale, minacce e riduzione in schiavitù. Restano, invece, indagati i genitori adottivi.

La vicenda lascia tutti sgomenti.
Colpisce soprattutto scoprire che la storia si è consumata a pochi passi da noi, a Bagheria, una città a dieci chilometri da Palermo.

Del resto, i fatti di cronaca ci fanno effetto soprattutto se ci toccano da vicino.

A lasciare senza fiato dovrebbe essere, però, il pensiero che nella casa di un comune come Bagheria, città della "Villa dei mostri", si celino dei mostri in carne e ossa.

Foto del redattore

Cosima Ticali