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i cattolici e la crisi, partecipare per favorire buone politiche

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Partecipazione come stimolo alla vita sociale e riduzione dei costi della politica come testimonianza di solidarietà.

Sono le proposte emerse dalla 7° giornata diocesana con cui i cattolici catanesi vogliono contribuire al rinnovamento della società, soprattutto nell'attuale fase di crisi socio-politico-economica.

Sotto l'egida dell'Ufficio per i problemi sociali e lavori dell'Arcidiocesi di Catania, la comunità ecclesiale vuole riflettere sull'impegno e il contributo responsabile che è chiamata a realizzare nella delicata fase che attraversa la società italiana alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

L'incontro è stata presieduta da monsignor Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania.
Le relazioni che hanno proposto i temi ai gruppi di studio sono state tenute da don Piero Sapienza, direttore dell'Ufficio diocesano problemi sociali e lavoro; don Franco Appi, docente di Dottrina sociale della Chiesa presso la Facoltà teologica dell'Emilia Romagna. Per la Cisl, Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl siciliana, ha presentato un'analisi della critica situazione isolana con le proposte avanzate dal sindacato.

Una "Todi catanese", dunque, dove i cattolici hanno preso consapevolezza di non poter più delegare ad altri il contributo che devono dare alla società.

«La nostra iniziativa – ha detto don Sapienza - vuole promuovere la cittadinanza attiva e far prendere coscienza alla base per avviare un rinnovamento etico-politico, perchè siamo persuasi che la crisi economica e finanziaria affonda le sue radici in una crisi morale, culturale e politica. Ma questo rinnovamento deve partire dalla base, cercando di mettere in rete tutti coloro che hanno a cuore il bene comune della polis: dalle comunità parrocchiali, sparse in modo capillare nel territorio. Una base che elabora prima ancora di condividere; e che non deve semplicemente accettare proposte, ma partecipare a farle. Tutta la Chiesa che è in Catania non deve restare passiva di fronte all'accadere degli avvenimenti, facendo la nostra parte di cittadini e di cristiani "nel posto che Dio ci ha assegnato"».

E la prima provocazione scaturita è stata una lettera aperta alle donne e agli uomini che svolgono un mandato politico nazionale, regionale o locale.

In essa si invita il politico a destinare mensilmente, fino alla fine del mandato, una percentuale dell'indennità a fini di solidarietà alla Cei del "Prestito della Speranza" o ad altri enti di rilevanza nazionale. Nell'attesa di presentare e fare approvare una proposta di legge, per una consistente riduzione degli emolumenti corrisposti mensilmente.

«Una provocazione – sottolinea don Sapienza - per chi è sensibile alla trasparenza, disponibile alla testimonianza e alla solidarietà. Questo comportamento dimostrerà alla collettività di essere guidata da donne e uomini degni e capaci di scelte coerenti con il bene comune».

Per don Appi, «l'impegno dei cristiani nella crisi va inquadrato nell'ottica della sussidiarietà».

«Ricordiamoci sempre – ha esordito - che l'assunzione di responsabilità negli impegni temporali non è un optional, ma un dovere preciso di tutti i cristiani, almeno stando alla Gaudium et Spes».

«Il compito del cristiano - ha concluso - è di ricostruire costantemente il tessuto sociale dove si trova, senza dimenticare che questo si inserisce in un progetto globale. Egli deve prendere coscienza del cammino già fatto in questo senso, attraverso le numerose iniziative sociali dei cristiani. Da questo scaturiscono progetti, aggregazioni di ogni tipo culturale, sociale, politico ed emergerà una nuova classe dirigente».

«Non si tratta di rifare un partito di cattolici – ha chiarito Bernava – ma di incontrarsi, di impegnarsi, di unire gli sforzi in tutti gli ambiti, nel mondo del lavoro come nell'impresa. Perché la dialettica sociale aiuta la buona politica, per questo dobbiamo insistere nella nostra partecipazione attiva. Siamo chiamati a rappresentare ciò che serve davvero alla società, perché serve un'idea di cooperazione contro la conflittualità perenne, di dialogo, di ascolto reciproco, di pragmatismo e solidarietà, di sussidiarietà, di integrazione e selezione delle idee».

«Il degrado etico e politico – ha denunciato il leader della Cisl siciliana – ha toccato il fondo. Forum come quello di Todi sono certamente utili, anzi vanno moltiplicati sul territorio, coinvolgendo sempre più la base che deve impegnarsi nella partecipazione e nella proposta. Uno sforzo di proposta che anche in Sicilia non si vede da anni. Non si può continuare a stare in silenzio, ma con le proposte e con le buone azioni, col dialogo e con l'ascolto, favorire le buone prassi politiche, di cui la nostra terra e il Sud intero ha bisogno».

Fonte Foto:Ufficio Stampa

Ufficio Stampa

CISL