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Record di sfratti ai piedi dell'Etna

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Catania, capitale italiana dello sfratto. Non lo afferma un pinco pallino qualsiasi ma le ultime rilevazioni del ministero dell'Interno le quali indicano in suolo etneo un aumento sconsiderato inerente questo fenomeno. Secondo i dati, nel 2010 sono stati contati 669 sfratticon un più 57,49% rispetto al 29 – a fronte di 1050 provvedimenti (+ 11,47%) emessi dall'autorità giudiziaria.

Il capoluogo etneo è secondo – come consistenza dei numeri – solo a Torino e il problema ripropone una piaga sociale che da diversi decenni mina la stabilità socio economica della città.

A Catania esiste un caro alloggi considerevole (80-100 metri quadrati costano circa tra i quattrocento e gli ottocento euro mensili) mentre ben 9000 famiglie hanno fatto richieste di alloggio popolare e rimangono ancora in attesa.

I bandi del 2006 e del 2009 sono bloccati e i sindacalisti, soprattutto coloro che si occupano della tutela degli inquilini non stanno a guardare e dichiarano: "Non possiamo più aspettare, ha affermato nel corso di un'affollata assemblea il segretario generale etneo del Sicet – sindacato Cisl degli inquilini - Carlo D'Alessandro, avvertendo che "se entro il 30 settembre l'amministrazione comunale non darà risposte concrete saremo pronti a intraprendere azioni di lotta"».

A margine delle proteste avanzate dai sindacalisti, ha risposto un funzionario all'ufficio casa del Comune di Catania, Antonio Iannizzotto, il quale ha affermato:

«Nel breve termine – ha spiegato - è prevista innanzitutto la consegna di 36 alloggi che avverrà agli inizi del prossimo anno. Poi stiamo cercando di recuperare una serie di alloggi all'interno del Comune che, tramite delle convenzioni con i privati, saranno messi a disposizione con il 'social housing', - uno strumento innovativo che prevede un canone calmierato con riduzioni anche del 30 per cento sul costo degli affitti. Sul problema abitativo, basta rinvii, ma risposte concrete - ha ribadito D'Alessandro che ha chiesto un incontro con il sindaco Stancanelli per aggiornare le vecchie graduatorie degli alloggi popolari (2006 e 2009) e rivedere quelle del 2011.

E mentre si continua a discutere, e a protrarsi il braccio di ferro tra sindacati e politica, molta gente rischia di non avere più un tetto sulla testa. E non è solo un modo di dire.

Fonte foto:Criluge.it 

Link foto:http://www.criluge.it/corridoio/

Mirko Tomasino